Malpensa-SEA: non preoccupatevi, è solo un aumento delle tariffe

Dopo la divulgazione del “Contratto di Programma ENAC-SEA” e le successive prese di posizione di Associazioni, Enti e singoli cittadini, SEA ha voluto immediatamente far sapere che l’approvazione di questo documento (che avverrà – sicuramente – martedì 8 febbraio p.v.), non riguarda assolutamente nessuna delle fasi di approvazione del progetto della terza pista e degli altri progetti correlati all’ampliamento dell’Aeroporto. E’ vero!

Come asserito da SEA, il documento è presentato ai soli fini di modificare le “tariffe aeroportuali” che al momento, sempre a loro dire, “sono inferiori del 40% a confronto della media europea”.

Il “Contratto di Programma” dunque, serve ad avere l’approvazione per un aumento (forse fino al 40%?), delle tariffe aeroportuali (che, vorrei ricordare, sono tasse che poi ricadranno sui passeggeri che usufruiscono dei relativi servizi, e quindi, in maggior parte, di noi cittadini italiani).

Ma l’approvazione passa attraverso il consenso al Piano Industriale, che prevede, appunto, l’ampliamento dell’Infrastruttura Aeroportuale (terza pista e acquisizione terreni comprese).

Dunque si chiede un aumento delle tariffe per sostenere quel piano industriale.
Per assurdo, se fosse bocciato il progetto in funzione della VIA, si sarebbe ottenuto un aumento delle tariffe senza che il piano industriale venga realizzato!

Quel che appare è che SEA è alla ricerca di finanziamenti per il progetto “terza pista” e quello che chiedo agli Enti preposti a dare il loro parere, è di aspettare almeno che si sia conclusa la fase della VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) che, solo se positiva, potrebbe autorizzare l’aumento delle tariffe a sostegno di quel progetto parte del Piano Industriale della SEA.

curve isofoniche terza pista

Aggiungerei questa nota del Comitato “Viva Via Gaggio”.

Jimmy Pasin – anche – per On the Nord.

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2 thoughts on “Malpensa-SEA: non preoccupatevi, è solo un aumento delle tariffe

  1. “Dunque si chiede un aumento delle tariffe per sostenere quel piano industriale.
    Per assurdo, se fosse bocciato il progetto in funzione della VIA, si sarebbe ottenuto un aumento delle tariffe senza che il piano industriale venga realizzato! Quel che appare è che SEA è alla ricerca di finanziamenti per il progetto “terza pista”…”.

    In queste 4 righe sta tutta la faziosità (se scritte in cattiva fede) o l’ignoranza (se scritta in buona fede) dell’articolo. Perché, se solo si facesse la fatica di leggersi i documenti pubblicati sul sito ENAC relativi al contratto di programma anziché blaterare a vanvera si scoprirebbe che:

    1) la “terza pista” non equivale affatto la “piano industriale SEA”, ma ne costituisce solo un tassello, neppure dei più onerosi, visto che dovrebbe costare, inclusi i relativi raccordi, 227 milioni (120 di lavori e 127 di delocalizzazioni) sui quasi 1,4 miliardi di investimenti previsti (circa il 16%). Il resto riguarda upgrading delle infrastrutture di volo esistenti, estensione dei terminal passeggeri e merci esistenti, nuovo terminal passeggeri tra le due piste esistenti. Qui c’è abbastanza materiale per chi volesse approfondire: http://www.mxpairport.it/index.php?id=529

    2) è assolutamente falso che se fosse approvato il contratto di programma ma non gli interventi infrastrutturali le tariffe aumenterebbero. Gli aumenti tariffari scattano al momento del miglioramento della qualità dei servizi offerti agli utenti aeroportuali (che sono prevalentemente le compagnie) e sono dunque connessi alla EFFETTIVA realizzazione degli investimenti, cioè al completamento delle opere. Se, per ipotesi, non solo non andasse a buon fine la VIA, ma la SEA in ragione di cambiamenti delle prospettive di aumento del traffico decidesse autonomamente di non realizzare alcuni di quegli investimenti, gli adeguamenti tariffari correlati non scatterebbero.

    “Il “Contratto di Programma” dunque, serve ad avere l’approvazione per un aumento (forse fino al 40%?), delle tariffe aeroportuali (che, vorrei ricordare, sono tasse che poi ricadranno sui passeggeri che usufruiscono dei relativi servizi, e quindi, in maggior parte, di noi cittadini italiani)”.

    Qui c’è un’altra mistificazione, perché.

    a) Innanzitutto l’entità degli adeguamenti è commisurata ai miglioramenti del servizio e l’aumento si applica gradualmente in ordine al riscontro da parte di ENAC dei miglioramenti medesimi e non d’amblè (le prima garanzia all’attuazione di questo principio sono le compagnie, che farebbero 1001 ricorsi in caso di adeguamenti tariffari non correlate ad alcun miglioramento di servizio)

    b) il contratto di programma dura 10 anni, ammesso che l’aumento totale a realizzazione completa di tutti gli interventi previsti e nei tempi previsti (che già mi pare improbabile) fosse del 40% (chissà da dove ha pescato ‘sto dato nelle carte del contratto di programma l’autore), equivarrebbe a un aumento medio annuo CAGR del 3,5% al lordo dell’inflazione (dunque inferiore in termini reali della misura corrispondente alla differenza tra 3,5% e il tasso di inflazione annuo) che non mi pare ‘sta stangata.

    c) le tariffe non ricadono per niente su “noi cittadini italiani”. Ricadono sugli utenti aeroportuali (prevalentemente compagnie) che eventualmente le “girano” in parte o in toto sui loro clienti che sono passeggeri italiani o stranieri (a Malpensa, in particolare, oltre 15 milioni di passeggeri su 18,9 milioni appartengono al segmento “internazionale”, dunque presumibilmente fatto in buona parte da stranieri) e imprese che utilizzano il servizio cargo per le loro merci (quasi esclusivamente internazionale, perché per gli spostamenti nazionali di merci difficilmente si usa l’aereo).

    Infine una tariffa (che non è esattamente una tassa, a essere precisi) è un prezzo che, benché imposto da un’autorità, prevede in quanto tale un certo corrispettivo in natura (servizio o bene). Dunque mi pare del tutto ragionevole che se il servizio migliora, anche il suo prezzo aumenti (tanto più che in Italia le tariffe aeroportuali, così come quelle dei biglietti ferroviari o del trasporto pubblico locale sono molto inferiori a quelle europee).

    daniele,milano

  2. Gent. Sig. Daniele (chissa perchè chi difende gli interessi dei più forti, vuole restare nell’anonimato? non siete l’Ufficio Stampa di qualcuno!… o no?)
    è comunque un piacere “corrispondere” con qualcuno che sembra avere cognizione di causa (anche se insiste a tenersi nascosto dietro un “nikname”), e quindi provo a rispondere alle questioni da Lei poste, senza immaginarLa né ignorante, né in cattiva fede né, naturalmente, fazioso, immaginando che Lei, come me, si è letto i documenti (tutti) su questa vicenda e non sia abituato a blaterare a vanvera.
    1. Lei dice che “la “terza pista” non equivale affatto la “piano industriale SEA”, ma ne costituisce solo un tassello, neppure dei più onerosi” dimenticandosi (non perché fazioso, ovviamente) che la terza pista è però l’unico elemento che deve essere approvato con un progetto che prevede la Valutazione di Impatto Ambientale (cosa che non avviene per tutti gli altri interventi: Lei saprà sicuramente che il rifacimento dei bagni – cosa prevista nel Contratto di Programma – non ha bisogno di VIA). Lei è sicuramente anche consapevole che solo con la terza pista è raggiungibile l’obbiettivo degli oltre 32 milioni di passeggeri, così come l’aumento del 50% del settore merci (vedi cargo), perché lo stesso progetto dichiara che, stante la situazione attuale, si va a rischio “intasamento” ai 27 milioni di passeggeri.

    2. Vedo che anche Lei concorda, quindi, che gli aumenti tariffari servono a coprire i “migliori” servizi che si avrebbero con il progetto, confermando che tali nuove entrate servono a coprire un progetto che non è ancora stato approvato (curioso, non le pare?: una banca le concederebbe dei prestiti per un progetto che il Comune non ha ancora approvato?)

    Sulle pericolose “mistificazioni” di cui mi sarei reso responsabile (con il mio nome e cognome):
    a) Sugli effettivi miglioramenti dei servizi ci saranno degli “effettivi” riscontri che non sto a sindacalizzare, ma è una questione che riguarda il rapporto tra SEA e le compagnie che operano all’interno dell’Aeroporto, atteso quanto detto al successivo punto c)

    b) E perché mai sarebbe improbabile la realizzazione di tutti gli interventi: Lei non ha quindi fiducia nella capacità gestionale di SEA? Se fosse vero quanto da Lei detto, bisognerebbe imporre un Piano con maggiori capacità di reale operatività! Non crede? Mentre l’aumento è ben più del 40%: il dato è tratto dalle pubbliche dichiarazioni (su quotidiani locali e non solo) dei responsabili della SEA, che affermano che le Tariffe Aeroportuali di Malpensa sono inferiori del 40% rispetto alla media delle tariffe Europee, dati confutati da un recente intervento del Comitato “Viva Via Gaggio”: http://www3.varesenews.it/comunita/lettere_al_direttore/articolo.php?id=194313
    Che poi il tutto non Le pare “’sta stangata” è una sua personalissima e legittima opinione, che naturalmente non mi trova d’accordo, perché quell’aumento SI AGGIUNGE ai dati dell’inflazione!

    c) Sulle tariffe ricordo solamente quello che ho scritto e che è leggibile qui sopra: “sono tasse che poi ricadranno sui passeggeri che usufruiscono dei relativi servizi, e quindi, in maggior parte, di noi cittadini italiani”. Gli utenti sono i passeggeri italiani e stranieri, ed i segmento internazionale non è affatto in buona parte di stranieri, ma, proprio perché non hub, sono per la maggior parte italiani! Che poi la tariffa non sia una tassa… Le chiami come vuole, sono soldi che escono dalle nostre tasche! In cambio di un servizio che migliora? Io direi in cambio di un servizio che si avvicina, anche se ancora lontano, a quello della media degli altri aeroporti internazionali!
    E non facciamo PIETOSI confronti tra la qualità dei servizi di trasporto Italiani e quelli europei… rischiamo TROPPO!!!
    Sempre disponibile al confronto
    Jimmy Pasin (nome e cognome noti così come la mia persona)

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