«Tifo Atalanta, non Italia»

Così a Bergamo l’assessore regionale celebra l’Unità d’Italia (e il nostro Presidente).

Pippo Civati – anche – per On the Nord.

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12 thoughts on “«Tifo Atalanta, non Italia»

  1. Ha perfettamente ragione. Non c’è niente da festeggiare.
    La citazione giusta è questa: “Presidente di che?” (Jena Plissken, 1997, Fuga da New York)

  2. Posso essere irrazionale, per una volta?

    Con tutto il rispetto per l’Atalanta Bergamasca, miglior settore giovanile d’Italia, ma credo che anche la maggior parte dei lavoratori del Nord si sia emozionionata, per questa roba. 🙂

  3. Non ho guardato quella partita (e nemmeno quella dopo).
    Complimenti comunque, bei gol.
    Comunque io tifo solo Internazionale F.C. Milano, l’unica squadra realmente multietnica del campionato italiano di calcio.

    p.s. come diceva il vecchio barbuto? “Il calcio è l’oppio dei popoli”. O forse era diversa…

  4. Ora vado a spiegarlo ai miei compagni di squadra: “non salviamoci, tanto è l’oppio dei popoli, me l’han detto su On the Nord”.

    Comunque, a questo punto, dovremmo pensare anche a una riforma federale del Campionato italiano.

      • Tendenzialmente l’idea di daniele mi piacerebbe molto, secondo me sarebbe un bell’esempio di federalizzazione di una disciplina che ha molte più caratteristiche di territorialità di quanto non appaia. Tra l’altro, da grande appassionato del cosiddetto “calcio eroico” (o vintage, o romantico, o degli inizi, insomma di quando c’erano i primi cricket and football club del leggendario triangolo Genova-Torino-Milano e dintorni), vorrei ricordare che le origini furono proprio basate su “leghe” regionali e/o macroregionali.
        E mi sembra che in Brasile (mica in Giappone, con tutto il rispetto calcistico parlando) funzioni ancora proprio così. Questo peraltro darebbe la possibilità di avere un po’ di maggior gloria anche per le “provinciali”.

        In ogni caso, anche dopo la secessione lombarda che propugno, per me potrebbe tranquillamente restare in piedi il campionato “italiano” così com’è, un po’ sull’esempio di quello irlandese di rugby, che sportivamente unisce north and south.
        Insomma, non ho pregiudizi in materia.
        Quello che non mi piace per niente, nel calcio nostrano, a parte le storture che tutti conosciamo e che sono proprie anche di altre discipline, è il sentimento ipernazionalista che si sta sempre più legando alla nazionale italiana. Si tratta di una strumentalizzazione, in parte reciproca (anche la Lega non ha scherzato…), che fa solo male allo sport.
        Da questo punto di vista apprezzo moltissimo il rugby, che dà più importanza alla nobiltà del gioco e alle tradizioni di fair play e gloria della disciplina, piuttosto che alle forme imposte dalla cornice statal-nazionalista tipica del diritto pubblico.

  5. Non sono sicuro che in Brasile funzioni come dici. Mi sembra molto simile alla Serie A: http://www2.cbf.com.br/regulamento/regulamento_sa2010.pdf (forse sbaglio, non so il portoghese e non sono appassionato di calcio sudamericano).

    Merita di essere approfondito il riferimento alla “cornice statal-nazionalista tipica del diritto pubblico”, secondo me. Ho pensato che il gioco del rugby si inserisce bene nella cornice dello jus publicum europaeum: guerra limitata, ricerca di distinzioni chiare tra guerra e pace (tra la partita e il prima e il dopo), attori chiaramente individuabili, regole condivise e rispettate, per cui si passa dal nemico assoluto all’avversario. Il fair play prima di tutto. Finita la “rappresentazione”, cessano completamente le ostilità, che in campo possono essere state al limite, ma pur sempre entro le regole.
    Il calcio, per come me lo immagino, spesso oltrepassa questi limiti. Le rivalità sono molto più nazionali e meno statali, più confuse, continuano anche fuori dallo stadio. E’ molto più guerra partigiana… Fine del delirio 🙂

    A sentir parlare di Padania ed Etruria mi è venuta in mente anche la Longobarda 🙂

    • “I campionati statali sono competizioni molto antiche e fanno parte della tradizione brasiliana, e sono importanti come il campionato nazionale”.

      E’ molto curiosa questa frase: una nazione e più stati.

      • Mica tanto curiosa. Anche gli USA sono “una nazione, più stati”.

        In Europa però abbiamo la Champions’, che porta via molto tempo.

  6. Hai colto un punto molto interessante, complimenti.
    In effetti è una cosa che si diceva anche nel manifesto del Progetto Politico Avanti, in relazione alla Lombardia e all’Italia.
    Posto anche che esista una nazione italiana, non si vede per quale motivo non potrebbero coesistere, nel quadro continentale, differenti entità statuali “di nazionalità italiana”, per l’appunto.
    “Nazione” è un concetto abbastanza labile, soggettivo e via dicendo. Ma è fuor di dubbio che i ticinesi svizzeri siano considerati svizzeri “italiani”. E mica fanno parte dell’Italia-Stato. E lo stesso dicasi di San Marino.
    Identiche situazioni (mutatis mutandis) per Vallonia belga e Francia, Catalogna spagnola e Andorra, SudTirolo e Austria (e persino Germania, come dimostra tutta la storia dell’area germanica, ben più antica e articolata rispetto alle semplici entità statuali attuali.

    Per farla breve: io posso anche essere “italianus natione” -per parafrasare Dante-, ma perchè devo far parte per forza dello stato italiano?

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