Le nostre tasche

Mentre torna agli onori della cronaca la gestione oculata della macchina amministrativa milanese, da parte della giunta Moratti, l’assessore al Bilancio di Sondrio, Giampiero Busi (centrosinistra), denuncia:

«I conti dei Comuni? Li pagano i cittadini. E ci sta nell’ottica del federalismo, ci sta meno quando ai cittadini tocca anche pagare i conti dello Stato».

l ragionamento è semplice: lo Stato ha già effettuato i suoi tagli – che gravano, direttamente ed indirettamente, sulle tasche dei cittadini – e ora che si rende conto – la voce dell’Anci si è fatta sentire forte e chiara – che i Comuni così non riescono a chiudere i bilanci dà loro la possibilità di far quadrare i conti, ma come? Aumentando la pressione fiscale sugli stessi contribuenti. Già perché le ipotesi alle quali stanno lavorando Governo e Comuni, attraverso l’Anci, sono lo sblocco dell’addizionale comunale Irpef già a partire dal 2011, l’aumento dell’aliquota dell’imposta municipale (Imu) sul possesso degli immobili (l’Ici su tutto ciò che non è prima casa, di fatto), l’introduzione della tassa di soggiorno innanzitutto nei capoluoghi, ma anche nei centri a vocazione turistica e l’introduzione di una nuova imposta ambientale che superi Tarsu e Tia e che, secondo i primi calcoli fatti, porterà ad ulteriori aggravi di costo per i residenti. «Tutte voci positive, se così vogliamo definirle, per le casse del Comune – sottolinea l’assessore al Bilancio Gianpiero Busi -, ma sono entrate che pesano tutte sulle tasche dei cittadini».

Secondo un articolo de Il Sole 24 Ore, circa un terzo dei sindaci italiani è tentato dalla possibilità di aumentare l’Irpef locale. Il no sembra prevalere in Emilia Romagna, Veneto, Trentino Alto-Adige, Lombardia, Liguria e Toscana.

I sacri testi recitano che, a fronte di competenze devolute alla periferia, il centro dovrebbe ridurre il prelievo erariale.

Anche Dario Di Vico ha scritto qualcosa sull’argomento.

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5 thoughts on “Le nostre tasche

  1. «I conti dei Comuni? Li pagano i cittadini. E ci sta nell’ottica del federalismo, ci sta meno quando ai cittadini tocca anche pagare i conti dello Stato».

    ‘Sta qui è una cagata galattica: e chi dovrebbe pagarli i conti dello Stato, gesù cristo?!!!

    Nella legge delega sul federalismo c’è un vincolo preciso: al netto di tutti i tresferimenti in materia di compenteze fiscali, la pressione fiscale complessiva deve restare invariata. Stia sereno.

    E piuttosto abbia il coraggio di domandarsi perché i cittadini milanesi debbano pagare non solo gli spreci del Comune di Milano, ma soprattutto le voragini dei bilanci dei Comuni dissestati del Centro-Sud. Si chieda come mai mentre lui era costretto a tagliare un terzo dei co.pro. del Comune di Milano, ad altre latitudini si assumevano 4.5000 “precari” in una Regione già ipertrofica per numero di dipendenti. Si chieda come mai il suo collega di Palermo, mentre lui taglia, può permettersi di assumere centinaia di autisti alcuni dei quali senza patente in una città che ha già 1 dipendente pubblico ogni 30 residenti (come se a Milano ci fossero 45.000 dipendenti pubblici!!!) e cioò nonostante i servizi ai cittadini di quella città facciano largamente più schifo che nel resto d’Italia. Si chieda come mai ci sono Comuni e Regioni (Roma e Lazio) che possono permettersi di cumulare qualcosa come 27 MILIARDi di debiti e poi fare del rischio del loro fallimento una “questione nazionale ” (Veltroni, 2007), naturalmente con l’esito di fare pagare a tutti (e in particolare ai lombardi) il ripianamento di quei buchi. Si chieda come mai, mentre tutti sono chiamati a sacrifici per il rispetto del patto di stabilità (comprimendo le spese anche dei Comuni “virtuosi”) c’è un Comune “più uguale degli altri” (Roma, of course) per il quale il patto di stabilità viene sospeso e può fare quel cazzo che vuole, anche grazie a un sostanzioso contributo di mezzo miliardo all’anno che non si capisce in base a cosa gli sarebbe dovuto. Si chieda come mai c’è un Comune che spende molto più del suo in nettezza urbana, pagando un esercito di netturbini e, nonostante questo, è sistematicamente ricoperto di cumuli di merda per smaltire i quali è 15 anni che si grida alla “emergenza” (?!!) cui seguono miliardi di contributi straordinari pagati dai soliti pirla delle regioni a residuo fiscale negativo (Lombardia, Veneto, Emilia, Piemonte, Marche e Toscana) con il meraviglioso risultato che non cambia niente…. si può continuare ad libitum.

    Poi potrebbe girare le stesse domande al governo (qualunque governo). Farebbe un gran servizio ai milanesi.

    daniele,milano

  2. Non che voglia fare il difensore delle intenzioni, ma credo che Busi volesse dire che i tagli delle spese dello Stato, al centro, non sono sufficienti a controbilanciare i nuovi prelievi comunali. Come spiega, proseguendo, l’articolo.

    • sì infatti. non mi pare ci volesse tanto a capirlo. basterebbe che daniele usasse un centesimo della comprensione che utilizza per le esternazioni della lega nord anche per quelle del pd, per comprendere il senso della frase.

      la legge delega sul federalismo fiscale prevede che la pressione fiscale COMPLESSIVA rimanga invariata. Non dice che per ogni cittadino la pressione fiscale rimane invariata, nè per ogni comune, nè per ogni regione.
      E poi, come si può sapere se la pressione fiscale aumenta se non a posteriori? Cosa si può fare per evitarlo a priori? Per ogni comune che vuole alzare l’aliquota IRPEF di un 0.2pp si ricalcola la pressione fiscale complessiva su tutto il territorio nazionale?

      • Per capire le esternazioni del PD non basterebbero i cervelli degli ultimi 200 nobel messi insieme. Prenditi le posizioni dei diversi leader su una questione non esattametne marginale come Mirafiori e poi dimmi: con la Fiom senza sì e senza ma Cofferati, con Marchionne senza sì e senza ma di Renzi, in mezzo l’intero spettro di tutte le posizioni intermedie ciascuna delle quali con proprie varianti e condizioni.

        Il punto, politico, è che il Comune di Milano non può permettersi di lagnare come fosse quello di Pizzighettone (con tutto il rispetto). Questa città da sola fa qualcosa come il 5% del PIL, forse di più, e una quota anche superiore delle entrate fiscali. Se quello che fa il governo non va bene, gli basterebbe dire quel che ha detto Zaia dopo l’alluvione: se non cambiate da qui non arriva più un centesimo (ergo l’Italia va a puttane, risorgimento o non risorgimento). I 4 minuti a Roma muoverebbero il culo.

        daniele,milano

  3. Sì, il Pd è il peggio del peggio. Ma ‘sta volta era chiaro.
    Comunque, è il comune di Sondrio che si lagna. La Moratti e Formigoni non sono portati alla lagna – figuriamoci alla minaccia alla Zaia – nei confronti di Roma.

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