Prossima fermata, Nord

A partire dalle 14.30:

13.24 – Siamo pronti, tra un’ora si parte. Commentate qui, vi aspettiamo.

14.40 – Il teatro Santuccio va riempiendosi. Ci siamo, pochi minuti e partiremo.

14.52 – Siamo ufficialmente partiti. Si prende posto, mentre scorre un video con immagini di Varese. Anche Varese è bella, se lo vuole.

14.56 – Mauro Sarzi illustra le regole di ingaggio. Nessuna relazione introduttiva, e nessun “adesso la parola al compagno”. Come una lunga diretta radio, ogni partecipante con la propria parola. Si chiuderà con due documenti, un vocabolario per Varese e il nord e una Carta per Varese. Da scrivere insieme.

15.08 – Si alza dalla panchina Nicola Gilardoni, portavoce di Saronno, una di quelle città dove, al Nord, abbiamo vinto. Ci racconta da dove ripartire: laicità, ricerca del bene comune, nuove opportunità. Importanza delle liste civiche, senza vivere di politica.

15.12 – Roberto Fanzini, cittadino di Varese, parla di credito alle aziende. Pensare che nel mondo dell’imprenditoria il centrosinistra non abbia speranze è sbagliato. E’ un mondo da riscoprire, da valutare maggiormente. Una forza di centrosinistra può e deve impegnarsi per assistere le associazioni di categoria, a tutela delle piccole imprese. Si tratta di un mondo oramai consapevole del tradimento da parte del sultano.

15.17 – Daniele Bandi, giovanissimo, membro della CGIL. Sponde reciproche, e il Partito Democratico, ora, ne sta offrendo una. Il forte tessuto produttivo varesino non deve chiudersi in un “piccolo giardino segreto”. Ripartire, dare forza anche alle piccole realtà territoriali. Due milioni di giovani che non studiano e non lavorano, il dato perggiore dal 2004. Ed è dal 2004 che si raccolgono questi dati.

15.22 – Simone De Clementi parla di cambiamento. “Siamo gente difficile da inquadrare”. Il Pd deve offrire non solo un programma, ma anche un nuovo metodo. La parola più ricorrente è unire (non Unione, eh).

15.28 – Roberto Benigni: “C’era uno, di Milano, che ha messo su un partito con gli amici suoi, in due o tre ore. Volevo sapere che fine aveva fatto. Quello amico di Craxi, che fine ha fatto?”.

15.32 – Serena Nardi: “la cultura non serve, con la cultura non si mangia, la cultura è roba da vecchi comunisti nostalgici. No, no, non è così”. Purtroppo, dice Serena, anche tra noi tanti cominciano a crederci. “Mario Monicelli forse non aveva sbagliato a ritrarci distratti e apatici”. Ascoltiamo di più chi vive la cultura come opportunità di crescita, di incontro e di guadagno.

15.32 – Giovanni Resteghini, “mi è piaciuto che si consideri il tempo come una risorsa importante, che deve essere diviso con tutti”. Giovanni parla della conoscenza, per riscoprire che lo straniero è uno di noi. E allora “grazie scuola, per avermi dato la possibilità di conoscere così tanti ragazzi, diversi e stranieri”.

15.40 – Angelo Zappoli, consigliere comunale di Varese si dice “stanco, stanco, di avviarci a perdere”. “Inizio a pensare che non faremo le primarie, in questa città”.

15.45 – Giuseppe Adamoli propone una sinergia del centrosinistra di Busto Arsizio, Gallarate e Varese, in vista delle prossime elezioni. Il Pd e il centrosinistra devono essere protagonisti di un’animazione civica, le “nostre devono essere liste di cittadini, di uomini e donne”. “L’anima programmatica e progettuale della città sta nei servizi, per il resto è una città a metà: metà città giardino, metà città del turismo”, eccetera. Auspica, infine, un rinnovamento del personale politico.

15.51 – Dino De Simone, presidente di Legambiente Varese. Parte dal piano industriale della Fiat, dal Suv, e chiede un nuovo paradigma, la strada vincente per uscire dalla crisi. Green economy, insomma. “E la città è il luogo fisico dove si produce, si distribuisce e si consuma, è qui che vengono immessi nel cibo gli inquinanti”.

15.58 – va in scena Massimo D’Alema, congresso dei Verdi, lui al Pd non ci credeva. Vabbè, abbiamo sorriso un po’. Mostrato il budget dell’iniziativa: prima o poi dei soldini bisognava parlare.

15.59 – Giulio Rossini racconta del teatro dove ci troviamo, “un piccolo spazio delizioso, ma che non ha ancora trovato un suo utilizzo”.

16.05 – Alberto Rabbacchini parla di metodo e di coinvolgimento. “Non chiediamo alla gente come risolvere questi problemi”.

16.08 – Ovidio Cazzola, “area varesina”. “Dobbiamo essere protagonisti della nostra politica locale”. Parla della città reale, della Varese da 180mila abitanti, oltre i confini amministrativi. “Recupero delle forme partecipative, la città si riorganizza”.

16.15 – Alessandro Milani (IdV), “molto importante innescare un meccanismo, contro l’attendismo al quale abbiamo assistito finora”.

16.20 – I cento passi, “non ci vuole niente a distruggere una bellezza”.

16.21 – Samuele Astuti, candidato a Malnate. Ci ricorda che Fontana – sindaco di Varese – è il 19° più amato di Italia, secondo Il Sole 24 Ore. Perché i conti non tornano? “Sbagliamo noi? Noi alcuni errori li facciamo, in primo luogo inseguiamo i nostri avversari sul loro campo”. Le nostre belle e corrette proposte non sono state capaci di contagiare le persone: “dobbiamo aprire le porte delle sezioni, e far entrate le persone, confrontarci con loro, ed eventualmente fare un passo indietro. Le persone non partecipano perché hanno scelto di non partecipare”.

16.29 – Luisa Troncia, di Amnesty International, parla di diritti. “Nelle situazioni di povertà è molto più facile negare i diritti”. “Nelle scuole non si parla dell’essere prima di tutto cittadini, e invece è dalla scuola, con i ragazzi, che dobbiamo cominciare a lavorare”.

16.34 – Mario Aspesi, sindaco di Cardano al Campo, 42 – 24, il potenziale del Partito Democratico.

16.38 – Da Varese, un applauso anche ai lettori di On the Nord.

16.38 – Livio Frigoli, “non servono scorciatoie nominalistiche”, ma “sintonia e condivisione”. I diritti dei lavoratori si difendono e basta, “in Afghanistan stiamo combattendo una guerra per ragioni economiche”, la “tolleranza della Chiesa nei confronti del sultano è vergognosa”, “questa maggioranza che non ci governa e priva i giovani del loro futuro”, non tollerare le contraddizioni di questa maggioranza. Tutte le cose che potrebbe e dovrebbe dire il Pd. Il Pd varesino dovrebbe individuare uno, due priorità, due temi (Alitalia e Malpensa, ad esempio), e su quelli studiare, lavorare.

16.44 – Filippo Giudici, Iniziativa 21058, “Area del varesotto”. Nel varesotto esiste una comunità. Giudici parla del fiume Olona, delle possibilità che offre, della comunità che è sorta attorno: la scommessa è reinventarsi comunità.

16.53 – Martino Incarbone ha una gamba ingessata, come il Paese. La sua parola è “gesso”. E allora ciò che è normale diventa difficile, alcune cose non possono essere fatte, bisogna farsi aiutare. L’Italia, però, a differenza di un paziente, non è interessata a togliersi il gesso.

16.58 – Rocco Cordì, “alternativa”, decidere di giocare la nostra partita – del centrosinistra – in proprio. “Dobbiamo essere in grado di proporre un nostro progetto di lunga durata, non solo di elencare problemi”. “Creiamo un comitato, per Varese, per confrontarci pubblicamente, apertamente, alla luce del sole”.

17.05 – Alessandro Alfieri, “coerenza”, tra parole e fatti, tra valori e comportamenti. Racconta di Nicole Minetti, che questa settimana si è presentata in Consiglio Regionale ricevendo la solidarietà dei consiglieri di Comunione e Liberazione. “Senza tentennare, il Pd deve chiedere le sue dimissioni”. Parla poi della richiesta di dimissioni di Pezzano, bocciata in Consiglio Regionale della Lombardia.

17.09 – Umberto Bossi parla delle holding occulte di Berlusconi, di cui ha parlato anche sui giornali, e allude ai soldi della mafia. Berlusconi dichiara che non si siederà mai più a un tavolo con Berlusconi. Ma sono solo gli anni ’90, e abbiamo appena guardato un video.

17.13 – Giorgiana Manzo parla di Mirafiori, tecnicamente. Le cose sono complicate, e Giorgiana ne parla in maniera laica e competente. Forse bisognava fare così sin dall’inizio.

17.22 – Riccardo Genovesi parla di etica pubblica, e chiede le dimissioni di B. Legge poi un editoriale del sindaco del suo paese, Fabio Rizzi, che lancia, in sostanza, le ronde. “Non sono certamente un rottamatore, sono qui da democratico, non facciamo una guerra generazionale”.

17.27 – Si scopre che a Varese si stanno già raccogliendo le firme per le dimissioni di B, come chiesto da Bersani. Evvai.

17.28 – Riccardo Garti parla della bretella Gasparotto – Borri, “inutile, serve solo per il supermercato”.

17.33 – va in scena L’Armata Brancaleone. Nessun paragone con il Pd, grazie.

17.35 – Stefano Bottelli, presidente di Totem, una cooperativa sociale di Varese che si occupa di creare processi di partecipazione giovanile. “Si parla di giovani, ma chi sta facendo qualcosa? A chi ci appoggiamo noi, operatori del terzo settore, per fare qualcosa di concreto? Perché, quando si parla di giovani, si parla sempre di problemi? Conosco giovani che costruiscono e fanno innovazione, che mi bagnano il naso”. “Dove sono le risorse per sconfiggere la precarietà, i questo Paese?”.

17.41 – Jimmy Pasin che parla, semplicemente, di “persone”. Parte dal ponte sullo Stretto, per parlare di Nord, ma arriva veloce all’aeroporto di Malpensa, e della terza pista che si vorrebbe fare. “Dobbiamo essere capaci di capire se i progetti di ampliamento delle infrastrutture sono vantaggiose o sono solo un costo per la comunità”, “dobbiamo prima cercare di sistemare la rete e poi capire se il nodo deve essere potenziato”, ed ecco perché il ponte sullo Stretto”. Uno studio condotto da lui e altri circoli del Pd dimostra le potenzialità di miglioramento interno dell’aeroporto, senza terza pista.

17.47 – Piergianni Prosperini. Meno male che segue il videomessaggio di Ilda Curti, assessore alle politiche per l’integrazione di Torino.

17.59 – Marco Viganò, parla di educazione. E propone un programma di tre punti: educazione, educazione ed educazione. Salute, socialità, territorio, ambiente. Tutto insieme. Educazione alla globalità, dobbiamo cambiare anche noi.

18.24 – Sono intervenuti Natalino Bianchi, Andrea Civati e io. Ora tocca a Pippo Civati. Beh, sono piuttosto stanco.

18.25 – Pippo Civati, l’emergenza democratica c’è dal 1994. “Scusate il ritardo”. Il ritardo del Pd su Mirafiori, il ritardo del Federalismo che non arriva mai e non si sa come sarà. “Patto di stabilità in Lombardia e Patto di instabilità in Sicilia, è qui che dobbiamo costruire l’unità”. “Vanno bene le favole che vengono dalla Puglia, ma noi siamo gente della pianura e abbiamo bisogno che qualcuno ce le spieghi, queste cose, che metta in fila un po’ di dati”.

18.31 – Ci stanno sbattendo fuori. Alla prossima.

15.31 del giorno dopo – Marco Fazio non è intervenuto, per questioni di tempo. Il suo intervento, “spazio”, è qui.

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15 thoughts on “Prossima fermata, Nord

  1. Pingback: Prossima fermata, Nord | Prossima fermata Varese

  2. Cattive compagnie (a titolo di conoscenza):
    http://salmestefano.myblog.it/archive/2010/11/04/marcia-su-adro-adro-s-infiamma.html

    p.s.: a proposito di federalismo, il PD del Nord non può accusare la Lega di volere una riforma purchessia, annacquata ai limiti dell’insopportabile, quando è lo stesso PD (italiano, romano, meridionale) a pretendere che l’asticella venga continuamente abbassata.
    Quando vedrò che all’interno del PD esiste un confronto fra differenti dirigenze -e pure militanze- dei vari territori tanto duro quanto quello che i piddini sanno sviluppare sulle primarie e sulle alleanze, allora crederò alla loro buona fede federalista. Fino a quel momento, mi dispiace, no. Perchè lo so benissimo io e lo sapete benissimo anche voi che verso il federalismo il PD tutto nutre enormi sospetti: non si cerca la concorrenza fra i territori (come dovrebbe prevedere un qualsiasi federalismo autentico), bensì la “solidarietà” e il livellamento a tutti i costi fra Nord e Sud. Che poi significherebbe cambiare tutto per non cambiare niente.
    Il PD si sta approfittando della pochezza della classe dirigente leghista per addossare agli uomini di Bossi le colpe di un fallimento che è innanzitutto il proprio. Se lo stato italiano non si federalizzerà sul serio (cioè non premierà la produttività del Nord e non punirà duramente gli sprechi del Sud) a perderci sarà la credibilità e, in ultima analisi, la tenuta stessa della repubblica italiana.

    In ogni caso, saluto cordialmente (le mie polemiche non sono una questione personale nei confronti di chi gestisce questo sito, sia chiaro),
    Alessandro Storti

    • Il federalismo è solidale ovunque esiste, altrimenti non si chiamerebbe così, ma indipendenza, che è tutt’altra cosa. Il che non vuol dire dare assistenzialismo a chi sta peggio di te e tollerare gli sprechi: su questo penso che concordiamo.
      Il PD più che sospetti nutre enormi dubbi sul federalismo di Calderoli, che sembra essere la classica porcata. Tanto è vero che l’Anci (all’unanimità!) l’ha stoppata: un motivo (anzi più di uno) ci sarà.
      Poi il PD non è affatto precluso al federalismo: il disegno di legge Bassanini del 1997, la legge di riforma costituzionale n. 3 del 2001, la bozza Violante e il completamento dello Statuto della Lombardia, il cui artefice è considerato l’ex-consigliere Giuseppe Adamoli (allora presidente della Commissione), stanno a testimoniarlo.
      Piuttosto, speriamo poi, una volta istituito il federalismo, che avendo più risorse a disposizione, gli sprechi non avvengano anche qui al Nord (abbiamo già avuto purtroppo occasione di vederli non appena ci sono stati un po’ più di soldi da spendere…)

  3. @ pino s.

    Non sono affatto d’accordo sul presunto universalismo del cosiddetto modello federalista solidale. In Svizzera il federalismo è fortissimamente competitivo, tant’è vero che proprio quest’autunno la cittadinanza ha respinto un referendum voluto dal Partito Socialista tendente a stabilire un’aliquota fiscale “minima” comune a tutti cantoni, con il chiaro intento di omologare il sistema.
    Negli Stati Uniti è lo stesso, tant’è che proprio in questi giorni si discute di consentire forme di bancarotta controllata per gli Stati in grave crisi, fra cui il gigante californiano, pur di non dover fare intervenire le finanze federali, peraltro abbastanza disastrate di per sè. In Italia questo non avverrebbe nemmeno se il “federalismo” lo approvasse tutto l’arco costituzionale Lega inclusa: le Regioni canaglia verrebbero sempre salvate, pur di non costringerle a tagliare posti di lavoro pubblici assistenziali.

    Converrai con me che il federalismo di Calderoli, se è una porcata, lo è proprio nella misura in cui risulta troppo annacquato. Com’è allora che proprio il PD sta dalla parte degli annacquatori? Io non ho ancora sentito un solo esponente del PD dire apertamente che il Comune di Roma, quello di Catania, quello di Palermo sarebbero dovuti fallire (magari in modo controllato, come negli States, ma pur sempre fallire, cioè tagliare a destra e a sinistra i loro mille sprechi, a cominciare dai carrozzoni municipali che alimentano le clientele).
    Per farla breve: manca sempre la seconda parte del discorso. La Lega farà schifo e il suo federalismo pure, ma cosa propone il PD che sia più coerente (cioè serio e pro-Nord)?

    Perchè mi sembra chiaro che qualsiasi riforma che non dia maggior autogoverno e risorse al Nord non è federalista. E se poi sprecheremo i nostri soldi, cara grazia. Non li avremo rubati a nessuno.
    E sappiamo tutti benissimo che qui lo spreco non è norma ma eccezione. Lo dicono le statistiche sulla qualità amministrativa in ogni ambito, basta volerle guardare senza pregiudizi ideologici.

    Cordialità,
    Alessandro Storti

  4. “Per questo è assolutamente improrogabile una seria lotta contro il lavoro nero e l’evasione fiscale. Aumentando la platea dei contribuenti, potremo così ridurre imposte e contributi a chi oggi ne paga più del dovuto”

    Questa la chiosa di Bortolussi.
    Mi chiedo: mentre si combattono le mille guerre contro l’evasione fiscale, quando si comincerà a tagliare (letteralmente, non per finta) qualcuno degli innumerevoli canali di spreco lazial-meridionali in cui si perde il denaro raccolto con le tasse lombardo-venete?
    Perchè mi pare che già in termini assoluti lo Stato italiano si pappi metà del PIL. Forse sarebbe il caso di cominciare anche a tagliare qualche spreco (i cosiddetti tagli non-lineari, questi sconosciuti…), altrimenti non si capisce il senso di tutta questa vendemmia fiscale. Per continuare a pagare la raccolta rifiuti straordinaria di Napoli? Per continuare a tenere in piedi carrozzoni come Alitalia e le municipalizzate romane dei trasporti? Per continuare ad assumere dipendenti regionali e municipali in quell’isola paradiso degli sprechi che ha nome Sicilia?
    Queste cose non me le invento io. Le ha scritte nero su bianco Ricolfi nel mai troppo citato “Il sacco del Nord”. Diceva Ricolfi: per far digerire la severità fiscale occorre che ci sia un immediato risultato anche sul fronte del miglioramento dei servizi e del taglio degli sprechi, altrimenti la gente non capisce. E presumo volesse dire “la gente del Nord”. Appunto.

  5. Stando alla cronaca “minuto per minuto” dell’incontro, di federalismo lì dentro non si sia parlato, fatta eccezione per un cenno assolutamente vago e senza il minimo spessore di Civati. E che a un incontro PD a Varese sia saltato fuori di tutto tranne che il federalismo, mi pare che di per sé sipeghi abbondantemente l’irrilevanza del PD da querste parti e soprattutto l’assoluta assenza di una qualsivoglia linea in merito da parte del partito a livello nazionale.

    daniele,milano

    • Sei sempre troppo cattivo daniele 🙂
      Però, come dire, sì insomma, ecco, insomma, ebbene sì, in effetti, accidenti, pare proprio, beh, effettivamente… SI’. Di federalismo e di autogoverno neanche l’ombra.
      No federalismo no party.

    • Si è parlato soprattutto di Varese. Non vedo perché si dovesse parlare di federalismo, se nemmeno chi sta studiando l’apposita riforma sa quello che dice…

      • …forse perché si tratta di una issue cruciale per gli equilibri politici di oggi, per le prospettive della Repubblica Italiana da cui dipendono anche i destini di Varese, il patto di cittadinanza tra varesini e Stato, le risorse disponibile per lo sviluppo del suo territorio e per il benessere dei suoi abitanti.
        E forse perché a Varese più che in ogni altra parte d’Italia, il partito che ha indubbiamente il merito di aver posto il federalismo nel dibattito pubblico e nell’agenda politica nazionali ha le sue origini e il nucleo centrale dei suoi dirigenti, oltre a raccogliere un vasto consenso. No?

        daniele,milano

      • Dài pinoseltz, su, non prendiamoci in giro.
        Se no è inutile anche dialogare fra di noi.

  6. Penso che ai varesini in questo momento premano di più altre cose più pratiche e più vicine a loro, come i tagli ai servizi, le strade piene di buche, l’inquinamento, la mobilità, l’occupazione ecc.: perché ad intervenire sabato c’era molta gente comune.
    Di tutte le quisquilie teorico/politiche magari se ne potrà discutere quando si avrà davanti una proposta seria e concreta, che al momento non esiste: non c’è proprio niente da prendere in giro. Anzi, non c’è niente.

    • Di questo passo, pinoseltz, allagherai il bagno, a forza di farla fuori… 😀

      Il federalismo non è una “quisquilia teorico/politica”, bensì la cornice giuridica e di sistema in cui inserire le “cose più pratiche”. Quantomeno se dette questioni più piccole le si guarda dal Nord, cioè dal territorio che verrebbe premiato enormemente da una autenticxa riforma federale.

      Poi guarda che, quando parli di aspettare una proposta seria e concreta, dimostri che questo tema proprio non c’è nella tua/vostra agenda. In effetti è esattamente così, però poi non c’è da stupirsi se il tema dei rapporti fra territori e stato, con ciò che ne consegue sul piano elettorale, è di dominio assoluto della Lega.
      Le proposte non si aspettano, si fanno. Ma è chiaro che il PD non si percepisce come partito (anche) del Nord, bensì come partito italiano che guarda al Nord come ad una terra ostile. Leggersi Marco Alfieri.

      Adesso però chiudo qui, non per polemica, ma perchè proprio non credo riusciate a capire quello che voglio dire quando faccio appello alla necessità di un PD veramente del Nord. Non parlo di strutturazioni partitiche, bensì di capacità di rappresentazione di un territorio e delle sue rivendicazioni socio-economiche.
      Vabeh, pazienza.
      Cordialità,
      Alessandro

    • Il Partito Democratico nel mio Comune voleva far approvare dal Consiglio Comunale una mozione di protesta per i continui tagli ai trasferimenti dello Stato ai comuni e il rinnovo dell’adesione del comune al movimento dei sindaci IRPEF 20%. Questo considerando che per i prossimi tre anni gli investimenti sono bloccati (e il mio Comune ha SEMPRE rispettato il patto di stabilità) ed anche tenendo conto delle continue esternazioni autonomiste/federlaiste dell’attuale governo.
      Il capogruppo della Lega Nord ha detto che il come lo Stato decide di trasferire i soldi non è materia di competenza comunale, ma del Parlamento e che comunque “quando ci sarà il federalismo…”

  7. Veneto Indipendente – Liga Veneta dipendente (da Via Bellerio)
    Ho detto tutto.

    Peraltro a parti invertite sarebbe lo stesso, come dimostrerà il caso Belluno (tu stesso con grande onestà l’hai rilevato).

    Ciao Valerio, stammi bene

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