Crepe nella clandestinità

Reato di clandestinità, a Torino e a Firenze si palesano le prime crepe, in quanto la normativa sarebbe in contrasto con la Direttiva 2008/115/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio, del 16 dicembre 2008, mai recepita dall’Italia, nonostante il termine scadesse il 24 dicembre scorso:

A partire dall’inosservanza dell’ordine di allontanamento del questore entro cinque giorni allo straniero: per questa violazione, un clandestino potrebbe essere assolto.

E infatti, a Firenze e Torino, sono stati prosciolti due clandestini, nei giorni scorsi.

Si tratta di crepe, perché non tutti i giudici sono d’accordo sull’immediata applicabilità della Direttiva:

Il giudice Giorgio Piziali [Verona] non ha applicato la direttiva Ue che sta scompaginando l’attività di tutti i tribunali italiani.

Ritenendo valida questa interpretazione, è inevitabile che le responsabilità ricadano sul Parlamento Italiano, praticamente immobile.

Cercando di districare la questione, il Procuratore di Torino, Giancarlo Caselli, ha inviato ai pm una lettera, il 23 dicembre scorso:

«si dovranno privilegiare le decisioni di rimpatrio volontario». Si dovrà poi concedere un periodo dai 7 ai 30 giorni per il rientro in patria del clandestino. Queste decisioni di rimpatrio, scrive ancora Caselli non sono classificabili come decreti di espulsione.

E non sarà applicabile quindi la pena prevista per i clandestini dalla legge Bossi Fini. Potranno essere concessi meno di sette giorni di tempo per il rimpatrio, scrive ancora il procuratore di Torino, solo quando c’è il rischio di fuga o il migrante costituisce un pericolo per l’ordine pubblico. Il provvedimento della questura, infine, potrà essere preso solo quando c’è stato un invito non ottemperato al rimpatrio volontario con un termine non inferiore a 7 giorni.
Solo quando si viola i decreti con queste caratteristiche, si può applicare la pena prevista dall’articolo 14 comma 5. della Bossi Fini. E rientrano così in gioco le pene per i clandestini.

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