Belluno, referendum per il cambio di Regione

Forte di 17.000 firme, la proposta del Comitato Belluno Autonomia Dolomiti è stata accolta dal Consiglio provinciale di Belluno. E così, dopo le prove di secessione, è stato avviato l’iter per portare i bellunesi a scegliere se rimanere veneti o se passare al Trentino – Alto Adige. Hanno votato compatti per il sì Pdl, Pd, Idv, Lista Reolon, mentre la Lega Nord si è spaccata.

Sulla vicenda (non) è intervenuto il governatore Zaia:

Non bisogna incentivare guerre tra poveri: tutto il Veneto merita federalismo e autonomia. Non mi schiero né pro né contro.

Capisco il disagio da cui proviene questa decisione. Lo viviamo tutti i giorni sulle zone di confine. Ma è un disagio che ormai riguarda tutta la regione che tutta insieme deve avviare un deciso percorso verso l’autonomia. E la strada maestra per tutti è quella già imboccata del federalismo.

Se il referendum si terrà, sarà il primo caso di applicazione dell’articolo 132 secondo comma della Costituzione per un’intera provincia. Ad ogni modo, l’esito del referendum non avrà eseguibilità immediata, dato che è previsto un passaggio parlamentare.

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12 thoughts on “Belluno, referendum per il cambio di Regione

  1. Ogni cittadino trentino gode di 5.000 euro di spesa pubblica in più di un cittadino veneto. Comprendo benissimo l’iniziativa, specie considerando le difficoltà del dover vivere in montagna.

  2. Il segnale è chiaro: territori con residuo fiscale negativo (quelli che versano più risorse nelle casse pubbliche rispetto a quanti ne ricevano in servizi, prestazioni e investimenti) non ce la fanno più.
    E se Belluno facesse da apripista sulle province dopo che Lamon l’ha fatto sui Comuni, il potenziale sarebbe dirompente. Perché se per via referendaria divantasse acclarato e incontestabile il fatto che i cittadini dei territori che fondamentalmente tengono in piedi la baracca (il paese) non sono più disposti a farlo (non nella misura e alle condizioni attuali), gli sventolii tricolori, le celebrazione del 150° e le retoriche risorgimentali si mostrerebbero in tutta la loro pateticità.

    Se persino uno come Ricolfi (area Pd) arriva a intitolare il suo libro sugli squilibri “il sacco del Nord” dovrebbe essere evidente a tutti che il problema c’è, è gigantesco ed esplosivo. La Lega ne è solo una forma di rappresentazione, forse stupida, ma l’unica possibile in mancanza di qualsiasi alternativa e anzi in presenza di chi continua a non vedere il problea tacciando interi territori che versano miliardi di euro all’anno in “solidarietà” come inguaribili “egoisti”, “razzisti” e quant’altro prevede il catalogo di insulti e fandonie che quotidianamente si riversano sul Nord.

    Qualcuno deve ancora speigarmi – a me che sono da sempre di sinistra, e molto più a sinistra del Pd, ho sempre pagato regolarmente le tasse senza evadere un centesimo tanto da co.co.co, quanto da partita iva e infine da dipendente, non sono ricco e mi faccio un culo viola – perché cacchio dovrei versare dai 3.600 ai 4.600 euro l’anno (secondo le stime) in “solidarietà” (in realtà molto di più, perché quello è il valore pro capite e non per contribuente e, peraltro, sono un contribuente con un imponibile più alto della norma… dunque chissà, magari sono 10.000 o più) a territori che contemporaneamente:
    – registrano i valori di evasione fiscale più alti d’Europa e sideralmente più alti del mio (che al contrario registra quelli tra più bassi d’Europa)
    – registrano livelli di inefficienza (e di spreco, come li qualifica Ricolfi) mostruosi
    – registrano livelli di inefficacia della spesa platealmente evidenti quando scoppiano gli “scandali” assunzioni o sanitari o le “emergenze” rifiuti
    – non si schiodano di un millimetro dalla condizione di arretratezza in cui versano nonostante la montagna di risorse che ricevono in “solidarietà” da sempre.

    Qualcuno, porca vacca, me lo deve spiegare bene e non con i discorsetti retorici sui principii costituzionali o sui valori risorgimentali. Altrimenti è evidente che non ho altra opzione che entrare nella schiera di chi, prima o poi, vorrà che anche la Provincia di Milano entri in Trentino Alto Adige.

    daniele,milano

    • Sono d’accordo con Daniele quando lamenta le ingiustizie fiscali, ma la strada non è quella di scappare per altri lidi, semmai di aggiustare il sistema.
      Il federalismo può essere la strada, non so se lo sarà quello di Calderoli: quando lo vedremo e sarà discusso capiremo meglio.

      p.s.: per quanto riguarda i valori di evasione fiscale, dati di maggio 2010 di KRLS Network of Business Ethics per conto di Contribuenti.it, davano la Lombardia al primo posto in Italia come aumento: “In testa a aprile 2010, tra le regioni, dove sono aumentati numericamente gli evasori fiscali, risulta la Lombardia, con +10,1%. Secondo e terzo posto spettano rispettivamente al Veneto con + 9,2% e alla Campania +8,0%. A seguire la Valle d’Aosta con +7,3%, il Lazio con +7,1%, la Liguria con +6,3%, l’Emilia Romagna con +6,1%, la Toscana con +5,4%, il Piemonte con +5,2%, le Marche con +5,0%, la Puglia con +4,5%, la Sicilia con +4,5% e l’Umbria con +4,4%.
      La Lombardia, anche in valore assoluto, ha fatto registrare il maggior aumento dell’evasione fiscale. In percentuale, il dato lombardo aumenta, nei primi quattro mesi, di circa il 11,2%.”

      http://angelopisani.blogspot.com/2010/05/aumenta-levasione-fiscale-in-italia.html

      • Sì, i dati li conosco. Ma stai parlando di incrementi percentuali. Come è noto, laddove i valori assoluti sono bassi è più facile che un incremento anche limitato in termini assoluti assume un valore alto in termini percentuali.
        E’ chiaro che se a Bologna si evadono 5,3 euro di Irap ogni 100 pagati e a Vibo Valentia se ne evadono 184,4, un euro di aumento a Bologna ha un peso percentuale (circa il 20%) estremamente più alto che a Vibo Valentia (intorno alloo 0,5%).
        Tutto qui.

        Se invece vai a vederti i dati regionalizzati delle stime sull’evasione (p.es. Documenti di Lavoro, Ufficio Studi Agenzia delle Entrate, 2006, “Analisi dell’evasione fondata sui dati IRAP. Anni 1998-2002”), scoprirai che la Lombardia è largamente la regione con i più bassi valori (naturalmente in rapporto alla ricchezza prodotta). Seguono -a distanza- la generalità delle altre regionid el Nord e in parte del Centro. Il Mezzogiorno, as usual, è un buco nero di dimensioni spaventose. Se fai il confronto con i paesi OCSE (cfr. p.es. Friedrich Schneider, Università di Linz), la Lombardia si posiziona persino meglio dei paesi scandinavi e della Germania, la Calabria disatrosamente peggio – e molto peggio – della Grecia che di per sé è già messa malissimo.

        daniele,milano

      • contribuenti.it? KRLS Network of Business Ethics? che in realtà sono la stessa cosa di contribuenti.it, anche se fanno finta di no?
        ma che fonti sono? io mi fido solo di Bortolussi.

        p.s. ultimo aggiornamento. la spesa pubblica per i montanari della provincia di belluno è la metà di quella dei montanari della provincia di trento. 7.500 euri a testa. pari alla modica cifra di 625 euri al mese… (quanto guadagna un centralinista di call center?)

        http://noi-italia.istat.it/index.php?id=7&user_100ind_pi1%5Bid_pagina%5D=127&cHash=066a218ddd9936b6029bcabe758d206c

        p.s.2
        giuro che nessuno è ancora riuscito a spiegarmi perché molti a sinistra (anche qui, peraltro) ritengono che il passaggio di una provincia da una regione all’altra sia una sorta “secessione”. L’Italia non è forse uno ed indivisibile? Gli Italiani non sono forse tutti uguali? Allora perché il cambio di un confine amministrativo è considerata un’eresia? Non dovrebbe essere un evento considerato assolutamente neutro? Italiani prima, Italiani poi?
        Qualcuno si dia una risposta.

  3. Non è tanto un’eresia cambiare provincia: dico solo che non ce ne sarebbe bisogno se tutto fosse equilibrato. Se no ogni volta uno sta a guardare chi offre di meno…

    • Ho capito, io.
      Il fatto è che mi sono stufato di sentirmi dire dall’assessore che per mettere a posto le luci dei lampioni bisogna aspettare il federalismo di calderoli, che porterà i soldi necessari (in realtà da quel che dice Marco ci sarà un bel 20% in meno, il che ormai vuol dire il blocco totale delle spese autonome comunali). Insomma “se fosse tutto equilibrato”: vuoi equlibrare? Ben per te, mentre tu ti dai da fare per equilibrare, per adesso ci sono 17.000 bellunesi (che diventeranno molti di più, tra cui gli iscritti al tuo partito) che ti chiedono di cambiare Regione. Tu che cosa dici loro? Si o no? E perché?

      • Infatti. Mi domando cosa succederà quando col “federalismo dio Calderoli” a regime, i lampioni restaranno comunque senza luce. Perché tanto, se vai a perequare tutto, se le stime sull’evasione non diventano crioteri vincolanti per assegnare i fondi perequativi, se frastagli il paese in 8.000 comuni anziché 20 regioni (divide et impera), se tieni una serie di poste “straordinarie” fuori perequazione (tipo i soldi che cacciamo da qui al 2045 per ripainare il simpatioco debito del Comune di Roma da 12 miliardi) e se, in più, riconosci a quella voragine di Roma compensazioni per i costi di essere capitale anziché, eventualmente, detrale i benefici, è chiaro che non si risolve una mazza.

        Forse qualcuno la pianterà di dare retta a Calderoli e promuoverà ovunque referendum per passare in Trentino Alto Adige. Senza fucili bergamaschi, senza ampolle sul Po, senza estenuati e perdenti trattative sulla Legge Delega, senza necessità di sparare boiate sulla sicurezza per raccattare quattro voti, la secessione sarebbe fatta in un batter d’occhio.
        Perché quando qualche milionata di cittadini di dicono in faccia che, a queste condizioni, non sono più disposti a pagare i tributi che gli chiedi come Stato, il patto di cittadinanza salta, come salta la fonte a cui si abbevera il principio di “indivisibilità” del territorio nazionale. E allora, forse, la pianti con la guerrilla nelle commissioni parlamentari per spuntare un memendamento che raccimola spiccioli per il tuo territorio disgraziato, la pianti con le lagne stile “chiagne e futti”, la pianti con lo sbadnieramento tricolore e le menate sul Risorgimento e con “lo dice la Costituzione” ripettuto come quello che nella canzone di jannacci non voleva sentire ragioni perché “lo dice il telegiornale”. Ti siedi a un tavolo e tratti a partire da un solo punto di o.d.g.: l’unità nazionale, oggi e a queste condizioni, è ancora sostenibile o comunque accettabile da una larga maggioranza dei suoi cittadini collocati nelle regioni che mantengono l’Italia?

        daniele,milano

    • Interessante.

      “una prima domanda: è Belluno che sta male o è l’intera montagna veneta in grave sofferenza, di cui il tentativo di fuga di Belluno è soltanto un sintomo? Nel secondo caso, anche passato che fosse Belluno all’Alto Adige, il resto dalla montagna veneta resterebbe in Veneto con tutti i suoi problemi”

      In effetti era sorto anche questo problema: e i Comuni di montagna che non fanno parte della provincia di belluno? Beh, bisogna constatare che per questi Comuni non cambia un granchè, qualora la Provincia di Belluno diventasse provincia autonoma. Che fare, quindi?

      “non potrebbe darsi che, risolvendo i problemi della montagna – di tutta, bellunese e non – si risolverebbe almeno in parte anche quelli di Belluno, per cui la spinta ad andarsene potrebbe rientrare con vantaggio (penso) loro e dell’intero Veneto?”

      Un piano organico regionale per la montagna è quello che viene chiesto da decenni, appunto (come quello sull’assetto idrogeologico, appunto). Ma i problemi sono sempre quelli: la regione non ha i soldi, la regione “di pianura” non conosce i problemi (e le soluzioni) della montagna e soprattutto, solo tre consiglieri regionali su sessanta…. Sono problemi che all’interno della Regione del Veneto sono insolubili.

      “del resto in tempi quasi altrettanto burrascosi i nostri vecchi coniarono uno slogan assai poco federalistico: «Franza o Spagna basta che se magna »”

      Questo non è un proverbio veneto, tra l’altro. Comunque negli stessi tempi i medesimi vecchi coniarono uno slogan che suona più o meno così: “chi vive sperando muore cagando”. Tanti auguri a chi spera che la Regione del Veneto cambi la sua politica verso la montagna, e a chi spera, contestualmente, che lo Stato cambi la sua politica verso il Veneto…

      P.S.
      Comunque sia, anche se talvolta non sono d’accordo con voi, siete molto bravi a tenere questo sito.

  4. @daniele, milano
    “Mi domando cosa succederà quando col “federalismo dio Calderoli” a regime, i lampioni restaranno comunque senza luce.”
    E che t’importa? Tanto per quando succederà, Renzino avrà già maturato gli anni per andare in pensione…

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