L’amico cinese e gli equilibrismi di Zaia

Inaugurata la stagione del sushileghismo (condannata così dall’Appe “Il messaggio al pubblico che il Governatore lancia è fin troppo chiaro: preferisce i ristoranti orientali, mentre quelli veneti o padovani vengono snobbati”),  Zaia torna sulla questione etnica, con una lettera indirizzata al Mattino di Padova.

La difesa di Zaia si basa su un argomento interessante. La difesa di Zaia non difende Zaia, ma Il Mattino di Padova:

Rilevo che, per buona parte, questo vostro lamento non riguarda me, ma il giornale, che così grande spazio ha dato ad un momento del tutto privato della mia vita. Mi pare che ciò che mi state chiedendo è di giustificare un mio spazio familiare.

Famigliare doveva essere famigliare. Zaia sembra decisamente a proprio agio:

La realtà è che il ristoratore in questione, Marco, ha una particolare vocazione al marketing, sostiene Zaia, e così ha ben pensato di scattare qualche foto. E poi lavora il primo dell’anno – e non tutti lo fanno -, offre lavoro a ben sessantotto persone e usa prodotti “delle nostre campagne”. Marco fa impresa, insomma, e la fa bene. (Non ho ben capito che volesse dirci Zaia, ma tant’è).

Comunque, Zaia assicura di non essere

un frequentatore di cucina etnica.

O la frequenta in privato. Ma solo il primo dell’anno. Con qualche amico. E se ci sono i fotografi una foto non si rifiuta. Ma il vero problema è Il Mattino. Semplice.

Per chiudere: solo io lo trovo divertente?

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2 thoughts on “L’amico cinese e gli equilibrismi di Zaia

  1. Dove sarebbe lo scandalo? Mi pare che i rapporti tra Veneto e Cina risalgano al 1.200, che 800 anni dopo un veneto mangi cinese non mi pare ‘sta gran novità.

    Nel resoconto polemico di merlo su Repubblica c’era una notiziola che secondo me è non è stata sufficientemente sottolineata. Questa:

    “E però il maggiore contribuente dell’opulenta Vicenza è un imprenditore cinese. E anche il proprietario del Wok Sushi, il signor Marco Hu Lishuang, è un grande sostenitore politico di Zaia, al punto da dichiarare al “Mattino” “io sono leghista” anche se è lecito pensare che questo campione dell’integrazione sarebbe stato mafioso in Sicilia, camorrista a Napoli, papalino a Roma.”

    Da cui 2 osservazioni:

    1) La cultura “lavorista” della Lega – che ha in qualche modo raccolto anche dal vecchio PCI, vedasi inmerito le ricerche sugli iscritti Fiom che votano il Carrocio – fa breccia non solo tra operai, artigiani e piccoli imprenditori padani, ma anche tra chi vive il Lavoro come un valore fondamentale pur arrivando da lontano, in barba alla propaganda xenofoba e razzista.

    2) E’ curioso che Merlo, pur di dare addosso alla Lega dia del paraculo al cinese, tanto più che ammette che, al pari del leghismo come tratto di fondo dell’odiato (da lui) Nord, le culture prevalenti al Sud siano invece mafia (Sicilia) e Camorra (Campania), oltre che il papismo a Roma.
    Da cui, francamente, credo che chiunque abbia un briciolo di cervello preferisca sentirsi orgogliosamente del Nord, seppur leghista, che non siciliano o campano (e, personalmente, visto il mio ateismo militante, neanche romano). Alla fine Merlo consolida i peggiori luoghi comuni razzisti: i “terroni” sono tutti mafiosi. Bella cagata!

    daniele,milano

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