Niqab, l’autobus non parte

Salita a bordo dell’autobus insieme al marito e al figlio di sei anni, l’autista spegne il motore, pretendendo che la donna si scoprisse integralmente il volto, per motivi di sicurezza.

La donna ha provato a spiegare che la sua religione impone il velo, ma l’autista ha preferito chiamare i Carabinieri. Questi sono arrivati sul posto quando la donna si era appena scoperta il volto.

Identificata, è stata accompagnata dalle forze dell’ordine in Questura, all’ufficio immigrazione, dove la famigliola era diretta per delle pratiche relative al permesso di soggiorno. I Carabinieri hanno anche informato che avrebbe potuto, nel caso avesse ritenuto che i suoi diritti fossero stati violati, sporgere denuncia. Cosa che la donna, al momento, non ha fatto.

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9 thoughts on “Niqab, l’autobus non parte

  1. E’ più pericolosa la presunta discriminazione “culturale” del conducente dell’autobus o quella conclamata, di natura sessuale, degli islamici nei confronti delle “loro” donne?
    Per avere un’idea della pericolosità di un certo Islam, segnalo questo articolo:
    http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2010-12-30/onda-islam-085434_PRN.shtml

    In ogni caso mia madre, memore anche dei tempi in cui guidava la sezione UDI, saprebbe benissimo cosa rispondere. La domanda non è se noi sappiamo integrare, bensì questa: loro vogliono integrarsi?

    Saluti femministi lombardi,
    Alessandro Storti

  2. Più che altro, credo che legge alla mano l’autista abbia ragione. In Italia dagli anni ’70 non dovrebbe essere proibito andare in giro a volto coperto, esattamente per motivi di sicurezza?

  3. @ Luca (e per la redazione)

    Ma guarda, io dico, andiamo anche oltre il discorso “formale” in materia di ordine pubblico (ricordo quando andai a San Siro in tribuna rossa negli anni ottanta con mio papà e ci fecero depositare, appena prima dell’ingresso, i nostri due ombrelli portatili sotto una rampa esterna!!; naturalmente in curva, nel mentre, entrava di tutto…)

    Andiamo alla sostanza del problema con gli islamici, perchè poi è solo con loro che esiste un problema. Gli islamici, ahimè, non rispettano, fra gli altri, il principio della parità dei sessi e le loro donne, molto semplicemente, sono sottomesse. Il che non significa che molte di esse non siano d’accordo con questo modus vivendi. E’ significativo il fatto che le (poche) donne occidentali che si convertono spontaneamente all’Islam fanno propri immediatamente i costumi sessuali più illiberali.

    Il problema però è dato da tutte quelle, e credo siano moltissime, che invece vorrebbero avere pari dignità. Anche in questo caso l’aspetto significativo è dato dal maggior spirito di emancipazione presente fra le giovani musulmane, che, per il fatto stesso di frequentare le nostre scuole e di essere quindi anche più istruite, apprezzano l’aria libera dell’Occidente.

    La questione non è semplice, soprattutto da un punto di vista operativo, questo è evidente. Proprio per tale motivo trovo assordante il silenzio della sinistra in materia. Forse bisognerebbe avere il coraggio di prendere posizioni scomode ma chiare, e si sa, questo genere di scelte non possono mai essere ecumeniche. Nel mondo islamico c’è chi ha torto (gli uomini e il loro maschilismo) e chi ha ragione (le donne coraggiose che vorrebbero pari diritti).

  4. Ah, dimenticavo: giusto per evitare spiacevoli equivoci personali, io sono a favore dell’indipendenza della Regione Lombardia nell’ambito dell’Unione Europea, e al contempo mi ritengo molto aperto verso l’integrazione dei lombardi-non-italiani.
    A me spiace che buona parte della sinistra utilizzi le stronzate della Lega del tipo “viva la polenta” -che per giunta fa anche male, ma vabeh…- come foglia di fico per non doversi confrontare con il presunto desiderio degli “altri” di integrarsi davvero con noi. Dove col termine “integrarsi” non intendo certamente mangiare la polenta, bensì rinunciare a determinati principi giuridici e culturali loro propri che non sono compatibili con il nostro sistema dei diritti individuali. Quello illuminista, per intenderci.

  5. Molto semplicemente, di questa storia a me sembrava interessante il finale. La donna che si scopre il volto, riuscendo a sconfiggere, con un solo gesto, sia l’integralismo che il pregiudizio. Mi sembrava significativo.

    • Dici bene Stefano, anche a me ha colpito quel gesto.
      Il punto è: cosa sarebbe successo se fosse stato presente anche il marito?
      Fuor di battuta, le persone, all’atto pratico, possono rivelarsi meno incasellate di quanto non si immagini, ma l’integralismo islamico continuerà a volerle incasellate. E questo è un problema, che finiremo per doverci porre, come sta accadendo in queste settimane nei civilissimi paesi nordici, il cui sacrosanto rispetto della libertà di manifestazione del pensiero non sembra essere gradito a parecchi seguaci, taluni insospettabilmente radicali, del noto profeta.

      • Alessandro, solo per completezza, sull’autobus c’era anche il marito. Ciò rende ancor più lieta la notizia.
        Secondo me, col tempo, vivendo in un paese che dovrebbe/vorrebbe fare della libertà di pensiero un caposaldo, prima o poi anche le culture più integraliste vengono contaminate e scalfite. Forse non sarà per la prima generazione, ma per la seconda o la terza. Nel facilitare questo cambiamento mi sembrano importanti politiche dal basso, integrazione e dialogo nelle periferie, con i singoli individui e le singole famiglie, piuttosto che guardare a una legge degli anni ’70, creata per tutt’altri motivi e in un altro contesto storico.
        Ciao,
        stefano

  6. Ottimo, ne prendo positivamente atto.
    Però, se posso permettermi, alzo il livello dell’asticella: io penso che sia repressiva e discriminante di per sè una cultura/religione che porta la donna ad annullare completamente non solo la propria femminilità (per questo basterebbero un taglio di capelli castigatissimo e un abbigliamento che poco conceda alla lusinga degli sguardi), ma anche la propria stessa umanità. C’è una bellissima vignetta anti-niqab inglese, in cui tante ragazze di nero vestite vengono ritratte in posa per la foto scolastica di fine anno. Con la fotografia in mano una di esse dice ad un’altra sua amica: “Eccomi, io sono qui”, indicando una delle tante “ombre” sulla foto, fra loro ovviamente indistinguibili.

    Guarda, io sono un fanatico della difesa del diritto alla libera manifestazione del pensiero (compresi bruciare il tricolore, disseminare di Soli delle Alpi la città e pregrare cinque volte al giorno in direzione della Mecca). Proprio per questo motivo penso che un’autorità pubblica come il Sindaco di Adro non dovrebbe disseminare di Soli delle Alpi un luogo pubblico e, allo stesso modo, nessun padre di famiglia musulmano dovrebbe imporre alle donne di casa di non ostentare normalmente il proprio corpo come fanno le occidentali. Perchè entrambe le cose sono imposizioni che limitano il diritto d’espressione altrui.

    Mi pare però, e di questo mi dispiaccio profondamente, che manifestazioni contro il Sindaco di Adro ne siano state fatte, e anche più d’una, mentre manifestazioni contro l’uso stesso del niqab o, quantomento, contro la sua imposizione maschilista e paternalistica, non vengano nemmeno prese in considerazione.
    Ripeto, mia mamma militava nell’UDI (PCI, tanto perchè non ci siano equivoci ideologici), e so benissimo quali contestazioni venissero mosse nei settanta contro la cultura maschilista occidentale. In proporzione, contro quella islamica che vive e prospera in mezzo a noi oggi ci sarebbe da aspettarsi la rivoluzione da parte di femministe con il sangue agli occhi. Invece sappiamo benissimo quale silenzio aleggi attorno al malinteso del relativismo culturale.

    Sia chiaro, non voglio incitare alla guerra santa, nè a forme di “brigatismo illuminista”. Però permetti che qualche perplessità sorga, se guardo alla sinistra lombarda che quasi quotidianamente “manifesta” contro i pericoli del leghismo (sui cui concreti effetti discriminatori ci sarebbe da parlare a lungo, ben al di là delle sparate), e che invece non trova di fatto mai il tempo -o la lucidità, o la voglia, o il coraggio…- di manifestare pubblicamente senza se e senza ma contro i concreti pericoli dell’integralismo islamico. A cominciare dalle discriminazioni subite dalle donne e dai minori in ambito familiare e comunitario, argomenti che mi paiono più che degni e urgenti per chiunque voglia dirsi sostenitore delle libertà personali e della democrazia stessa.

    Cordialità,
    Alessandro Storti

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