Belluno, prove di secessione

Aziende, versate le tasse direttamente alla Provincia.

L’assessore leghista alle attività produttive della Provincia di Belluno, Stefano De Gan, ha lanciato – temerariamente e con toni indipendentisti – la sfida. Ha proposto, in seguito, di iniziare dal bellunese a sperimentare il federalismo fiscale.

Nell’ultimo anno, l’ammontare del residuo fiscale dei bellunesi, cioè i soldi che sono stati pagati in tasse a Roma, senza che tornassero a favore del territorio, è stato di circa 700 mila [milioni?] euro. Nel 2007, si è avuto un picco di oltre un miliardo di euro.

Pagare le tasse direttamente alla Provincia, ovviamente, non è uno scherzo. Ma, stando alle dichiarazioni, pare che i tecnici della provincia di Belluno siano al lavoro per trovare una soluzione.

Che dite, si può fare, o sparata leghista? E le inutili province?

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10 thoughts on “Belluno, prove di secessione

  1. La proposta purtroppo suona come una boutade perchè fatta in modo estemporaneo.
    Ma è quello che bisognerebbe esattamente fare per arrivare ad un federalismo autentico, in cui il territorio raccoglie le tasse e poi i suoi rappresentanti decidono quanto deve essere versato al centro per le spese comuni (e quanto ad un eventuale fondo perequativo per chi necessita di aiuti).
    Ovviamente l’esatto contrario di ciò che accadrà con il finto federalismo fiscale in corso di approvazione, che non cambia di una virgola la situazione attuale, al massimo qualche spostamento irrisorio di piccole somme di denaro, a fronte di uno stato centrale che continuerà imperterrito sulla strada dell’incameramento di risorse padane e dello spreco clientelare delle stesse nel Lazio-Mezzogiorno.

    Realizzare un federalismo autentico, o un po’ meno finto, è impossibile nel contesto istituzionale e costituzionale italiano. E’ proprio per questi motivi che il sottoscritto (non da solo, presumo) è favorevole alla separazione: progetto chiaro, vantaggi chiari. Per noi Lombardi, ovviamente. I “fratelli” del Sud dovrebbero cominciare a far da sè, dopo tanti decenni di assistenza che non hanno prodotto praticamente nulla. L’unità ha fallito, mi sembra evidente.

  2. Sì, sembra una boutade. Però non la sottovaluteri.
    Come sempre sono i veneti a mostrarsi più sensibili al tema delle risorse.

    Ricordo infatti come la riforma del Titolo V della Costituzione operata dal centrosinistra con una formulazione che è stata poi chiaramente definita come potenzialmente deflagrante per l’unità nazionale, è stata compiuta perché la classe dirigente di allora si sentiva minacciata da altre “boutade” come l’arrampicata dei Serenissimi sul Campanile di San Marco, le ipotesi di sciopero fiscale dei veneti del movimento L.I.F.E., pur con una Lega che ai tempi era elettoralmente debole (alle europee del ’99 aveva il 4,5%).

    Allo stesso modo, ricordo – se lo sono dimenticati quasi tutti – che il Viminale organizzò nel 1993 (governo Ciampi, ministro degli internio Mancino) una simulazione di operazioni militari da compiersi in caso di secessione di Lombardia, Peimonte e Liguria (il Veneto, allora, non era ancora considerato). Tutto perché era emerso un partito come la Lega che evidentemente al governo era preso molto sul serio.
    La notizia è quasi scomparsa e in rete non ce n’è quasi traccia, ma chi volesse recuperarla la trova qui: http://gabriocasati.org/?page_id=33

    Se politici e amministratori (con un consenso non marginale dei propri elettori) mettono in questione il patto di cittadinanza (tributi in cambio di servizi/prestazioni/investimenti), lo Stato mostra di essere molto ma molto sensibile, perché viene messa in questione la base stessa della sua sopravvivenza e ongi tentativo – al di là della sua serietà ed efettiva possibilità di attuazione – dev’essere stroncato sul nascere.

    Accade lo stesso nei confronti di quel meccaniscmo costituzionale che permette ai Comuni di cambiare provincia e regione. Finché è un fatto marginale e saltuario non preoccupa, ma se i comuni che iniziano a tenere referendum per passare da una regione a statuto ordinario ricca (che foraggia lo Stato) a una a statuto speciale (che riceve dallo stato o quanto meno non versa) allora c’è subito chi propone di rivedere il principio costituzionale e impedirlo. perché se, per ipotesi, tutti i comuni della Lombardia e del Veneto passassero in Trentino adottando quel regime fiscale di autonomia, lo Stato italiano semplicemente verrebbe giù come una pera, in mancanza di oltre 50 miliardi di euro che queste due regioni versano in più ripsetto a quanto ricevono.

    Per questo io credo che al crescere delle tensioni sui bilanci pubblici comunitari (con relativi sforzi fiscali chiesti ai contribuenti e tagli alla spesa pubblica), al crescere della competizione internazionaleche mette sotrto pressione le nostre imprese stritolate da burocrazia e fisco e prive di adeguatio supporti alla loro competitività, senza interventi radicali (il federalismo fiscale, così com’è non lo sarà), molto difficli in un paese che per oltre metà del proprio territorio vive sostanzialmente di PIL improduttivo (spesa pubblica), sarà molto complicato evitare uno dei due seguenti esiti: a) il declino dell’intero paese, b) la rivolta della sua parte più competitiva non disposta a declinare per continuare a foraggiare quella meno produttiva (tanto più se quei foraggiamenti non servono a niente, come chiaramente non servono, viste le strade di Napoli).

    daniele,milano

    • Mah, leggendo l’articolo dell’operazione Superga (di cui nemmeno io ero a conoscenza) l’esercitazione sembra sia stata fatta più che altro per verificare la prontezza di prefetture e dei punti nevralgici del nord-ovest nell’affrontare la possibilità di emergenze simili (“Scopo: valutare la tempestività di reazione nel caso di un tale evento”), non per simulare un’Italia divisa da ricomporre…

      • No, se leggi bene, invece, la simulazione parte proprio da un’Italia già divisa in tre, proprio perch la “balcanizzazione” della Penisola evidentemente non era ritenuto impossibile (del resto avevamo la Yogoslavia in subbuglio a due passe e, appunto, la Lega – allora secessionista – che conquistava Milano).

        daniele,milano

  3. P.S.:
    il tema delle Province mi è sempre sembrata una delle tantissime cazzate su cui si scanna il teatrino politico italiano.

    La stragrande maggioranza delle spese dei bilanci provinciali è assorbita dalle spese per le competenze su strade e scuole. Chi è quel pirla che pensa che abolendole si aboliscano anche strade e scuole? Quelle competenze e le relative spese, nel caso, passerebbero a Comuni o Regioni, magari (nel caso in cui passasero ai comuni) moltipolicando i centri di spesa e le relative burocrazie.

    Possibile che nessuno riesca a porre il VERO problema che non è quello dell’abolizione di un ente territoriale, ma l’adeguatezza delle dimensioni di tutti gli enti territoriali compresi Comuni e Regioni? Il punto non è che non abbiano senso le province, ma che non hanno senso 8 province in una regione di 1,6 milioni di abitanti come la Sardegna o 6 province in una regione di 2 milioni di abitanti come la Calabria, così come non hanno senso regioni a statuto ordianario di 300.000 abitanti (con due province) come il Molise o di 600.000 abitanti (con due province) come la Basilicata.

    Perché non ragioniamo CONCRETAMENTE sulla dimensione minima di Comuni, province e Regioni, accorpando quelle che sono sotto una soglia minima di efficienza (salvo casi particolari per ragioni storico-linguistiche che infatti in genere hanno statuti autonomi), anziché scannarci IDEOLOGICAMENTE su province sì e province no?

    daniele,milano

  4. La storia dell’Operazione Superga non la conoscevo! Fenomenale.

    D’accordissimo sulle province. Tra l’altro, in un’organizzazione realmente federale, non dovrebbe essere ciascuna entità sovrana a scegliere il proprio ordinamento interno?
    Nel più recente dei millemila dibattiti sulle province, si discuteva sull’opportunità di sopprimere quelle con meno di 220mila abitanti. E della Valle d’Aosta (128mila abitanti), che ne facciamo?

  5. La cosa straordinaria dell’Operazione Superga è che il Viminale – con Ciampi a Palazzo Chigi – faceva una simulazione non già per difendere l’unità nazionale dai leghisti, ma per difendere Piemonte, Liguria e Lombardia dai “grigi” che venivano dal Sud.

    La Valle d’Aosta, come le altre regioni a statuto autonomo, è una delle eccezioni giustificate da ragioni storiche. Per carità, su può lavorare anche su quelle (Calderoli voleva abolirle e comun que ha ridiscusso i rapporti col Trentino Alto Adige, mentre con la Sicilia non riesce a trovare la quadra, guarda un po’!), ma è un altro discorso.

    daniele,milano

  6. P.S.: comunque, dipendesse da me, ai valdostani direi che possono tranquillamente accomodarsi altrove. Voglio vedere chi trovano che gli ricopre d’oro con 4.000 euro pro capite ogni anno (residuo fiscale della Val d’Aosta). Idem per Trentino Alto Adige e Sicilia.

    daniele,milano

  7. Daniele, ho letto bene, ed ho riportato le parole dell’articolo, che riporto ancora ed in maniera più completa:
    “L’ ipotesi e’ stata presa in seria considerazione, per la prima volta, da una esercitazione che ha impegnato le prefetture e le questure di Piemonte, Lombardia e Liguria, e il comando di Torino della Regione militare di Nord Ovest. Scopo: valutare la tempestività di reazione nel caso di un tale evento.”
    E ancora:
    “Infine i Grigi, i cattivi di turno. Dall’ Emilia Romagna in giù, comprendono tutto il resto d’ Italia…”
    Cavolo, più chiaro di così…

    • O si e’ trattato della simulazione del golpe, perche’ non hanno avvisato le autorita’ civili (solo Prefettura e autorita’ militari) e allora i ministri della Difesa e dell’ Interno, Fabbri e Mancino, devono andarsene a casa. Oppure, se non e’ cosi’, c’ e’ da rimpiangere che siano stati chiusi i manicomi criminali. Domani io presentero’ un’ interrogazione al presidente del Consiglio, nella quale ribadiro’ il concetto: o siamo alla prova del golpe oppure ci troviamo di fronte a due squilibrati.

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