Stazioni lombarde: un viaggio nel degrado

Il Gruppo Regionale PD conclude il censimento delle stazioni lombarde, ed il resoconto è disastroso: nel 27% dei casi manca sia la biglietteria con personale che automatica e in stazioni come Busto e Gallarate la domenica sono chiuse; le obliteratrici per i biglietti mancano nel 17% dei casi; il 90% sono dotate di sala d’aspetto, ma in quasi la metà manca il riscaldamento; WC inagibili e chiusi in più del 30% dei casi; stazioni inaccessibili a persone disabili nell’85% dei casi con sottopassi degradati in un terzo delle realtà; vita difficile anche per chi arriva in bici perché ci sono rastrelliere solo nella metà delle strutture e spesso non hanno copertura; anche la possibilità di arrivare a prendere il treno a bordo di mezzi di trasporto su gomma pubblici è limitata al 49% per cento delle strutture.
«E a fronte di questa situazione – puntualizza il consigliere Stefano Tosi – dalla Regione sembra ormai confermato l’aumento delle tariffe del 20 o 25 per cento. Un aumento che però colpirà i viaggiatori senza migliorare le condizioni dei servizi».
Il PD proporrà delle soluzioni per migliorare la tragica situazione:
un investimento maggiore da parte della Regione, con l’introduzione di un fondo di rotazione di 25milioni di euro a cui gli enti locali possano aggiungere;
nuovi accordi fra Regione, Rfi, Fnm ed enti locali per la gestione delle stazioni;
dare in gestione le strutture ad associazioni, come ad esempio la Pro Loco, coordinate dalle amministrazioni comunali può sicuramente renderle più accoglienti e sicure.

P.S. anche per On the Nord

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5 thoughts on “Stazioni lombarde: un viaggio nel degrado

  1. Ma scusate, che proposte sono?!!! Senza indicare DOVE si prendono le risorse (cioè A CHI le si toglie) è pura demagogia. Perché 25 milioni e non 25 miliardi per il fondo di rotazione?
    L’aumento delle tariffe è conseguenza diretta dei tagli lineari del governo. E il governo opera tagli lineari perché non ha la forza politica per operare tagli selettivi (per esempio escludendo gli enti virtusi oppure le spese per investimento a discapito di quelli “viziosi” o delle spese correnti) per il semplice fatto che significherebbe essenzialmente tagliare i trasferimenti agli enti del Mezzogiorno. Qui gli effetti sono peggiori perché tagliare laddove ci sono alti livelli di efficienza significa necessariamente intaccare i servizi e le prestazioni, mentre dove ci sono inefficienze (cioè prevalentemente al Sud) significa taglaire qualche spreco.
    Allora la proposta del PD andrebbe benissimo se dicesse, per esempio che i 25 milioni del fondo di rotazione vanno sottratti alla quota di “solidarietà” che la Lombardia versa nelle casse centrali, visto che la Lombardia è largamente la prima regione in Europa per risorse versate in “solidarietà” agli altri territorio del Paese (circa 40 miliardi di euro/anno pari a il 15% del PIL regionale quando regioni come Bayern o Baden-Wüttembreg si attestano attorno al 3,5-4,0%, cfr. Unioncamere Veneto).
    Il resto sono balle.
    daniele,milano

    • In effetti, con questo governo pieno di politici del sud… Se invece nell’esecutivo ci fosse ALMENO un ministro leghista le cose sicuramente cambierebbero.
      Io cmq un’idea ce l’avrei di dove reperire i 25 milioni per le stazioni, ma anche qualcosina in più per risistemare anche i treni e rendere efficiente il servizio: proviamo a fare qualche autostrada in meno (e invece pensa che stavano per progettare un sistema di eliporti…).
      40 miliardi per il fondo di solidarietà? Sicuro della cifra? Lo dico perché nel bilancio appena approvato, al fondo di solidarietà sono stati destinati 3,5 miliardi. (http://www.agi.it/milano/notizie/201012211837-cro-rmi0046-lombardia_consiglio_regionale_approva_bilancio_da_22_mld)

      • pinoselz, non è questione di numero di ministri, né di colore del governo e neppure, al limite, di provenienza della compagnine di governo. Qualunque governo – compreso l’attuale – sta in piedi con consenso raccolto (spesso per via clientelare) in settori e aree del paese entro cui il driver della “crescita” (ma sarebbe più opportuno dire dalla “sopravvivenza”) è costituito prevalentemente da PIL “derivato” (cioè da PIL pubblico costituito da risorse estratte via tassazione da aree e settori che generano PIL produttivo). Questi interessi sono enormi e stanno nel grande capitale organizzato e parassitario del Nord. (numericamente minoritario ma potente) e nelle masse del Sud. Dunque o hai la forza politica di andare contro questi interessi (e non ce l’ha certo la Lega col suo 11%) oppure non puoi permetterti di avviare politiche che operino tagli selettivi privilegiando enti efficienti e tagliando quelli inefficienti. Ecco perché questo governo (come qualsiasi governo farebbe) opera tagli lineari che, al contrario, penalizzano gli enti efficienti (costringendoli a tagliare servizi e prestazioni perché non hanno sostanzialmente margini costituiti da sprechi e quindi impattando direttamente sui citadini) e privilegiano gli enti inefficienti (che al limite si trovano costretti a ridurre di qualche punto i loro enormi sprechi).

        Detto questo, due appunti:
        1) Quando scrivo di trasferimenti in “solidarietà” non mi riferisco al fondo, ma al “residuo fiscale”, cioè alla differenza tra tutte le risorse a vario titolo raccolte dalla Stato su un territorio e tutte le risorse a vario titolo (servizi, prestazioni, investimenti) lo Stato opera sul medesimo territorio. Come noto, in Lombardia il valore procapite di quesdta differenza è positiva per oltre 4.000 euro anno (cioè oltre 40 miliardi in termini aggregati). In Italia le regioni a residuo fiscale positivo (cioè che danno più di quanto ricevono) sono 6: la Lombardia (di gran lunga prima), il Veneto, l’Emiilia, il Piemnonte, la Toscana e le Marche. Tutte le altre prendono più di quanto versano. In termini di principio ovviamente questo è – da soinistra – giusto, perché rappresenta redistribuzione della ricchezza. In termini concreti se:

        a) l’evasione fiscale dei territori beneficiari dei trasferimenti è enormemente più alta che in quelli da cui le risorse sono estratte,
        b) la spesa in “solidarietà” registra livelli di inefficienza e inefficacia largamemente sopra ogni soglia civile (cfr. spazzatura a Napoli),
        c) il livello della pressione esercitata sui territori ricchi finisce per deprimerne le potenzialità di crescita e crea un’offerta di servizi, prestazioni e investimenti eccessivamente inferiore ai livelli che la ricchezza di quegli stessi territori autorizzerebbe ad aspettarsi
        è chiaro che il “patto di solidarietà” viene minato alle radici e ovviamente vacilla (come sta chiaramente succedendo, piacia o no).

        2) Benissmo, la tua è una proposta: prendiamo i soldi per le ferrovie da quelli destinati alle autostrade. Si può concordare o meno, ma è chiaro a chi dai e a chi togli. Se invece si dice, come si dice qui, “costituiamo un fondo ri rotazione da 25 mln” senza dire come, allora la proposta è demagica, come avviene quasi sempre da parte della politica da troppi anni a questa parte. Questo era il senso del mio commento. Spero si sia capito.

        daniele,milano

    • Secondo me sei un po’ troppo malfidente. Per me il gruppo consiliare Pd della Lombardia i 25 milioni necessari li ha trovati nei meandri di un bilancio regionale di 22.000 milioni. Non è una cosa impossibile.

      Poi non condivido il tirtare sempre in ballo i trasferimenti di risorse Nord->Sud. In questo articolo si parla di tutt’altra cosa. Sei un po’ troppo fissato: perché non si può fare una considerazione tutta interna alla Lombardia, stante la limitatezza delle risorse dovuta ai trasferimenti Nord -> Sud ?

      Lo dico non perché sia particolarmente affezionato a questi trasferimenti, quanto perché ormai sono un dato di fatto da almeno cinquant’anni a questa parte (quasi una legge della natura…) e quindi bisogna saper ragionare dandoli per esistenti. E di sicuro il gruppo consiliare Pd della Lombardia, non può eliminarli da un giorno all’altro.

  2. Valerio, forse hai ragione, i 25mln il Pd li avrà trovati nel bilanciuo regionale. Io mi sono solo attenuto all’informazione, nel caso, lacunosa, di cui sopra.

    Quanto alla questione dei trasferimenti, due osservazioni.

    La prima. Per me è questione più o meno analoga a quella del debito pubblico. Un giorno sì e l’altro pure ci sentiamo dire che l’Italia è ultima in Europa in tutto: trasferimenti alle famiglie, assegni di disoccupazione, sviluppo della banda larga, dotazione infrastrutturale, risorse destinate all’istruzione o alla cultura, eccetera eccetera. Possibile che a nessuno venga mai in mente che se hai un debito pubblico enormemente più alto di tutti gli altri le spese per gli interessi assorbono una quantità di risorse tale (70-80 miliardi/anno) da lasciare per il resto una quota di risorse pubbliche evidentemente inferiore a quella di paesi con un debito minore (a maggior ragione se il livello di evasione fiscale è più alto che altrove)? Idem per le risorse destinabili a servizi/prestazioni/investimenti in aree assolutamente tra le più ricche d’Europa come quelle del Nord: se ogni anno estrai da quelle aree enormi risorse da destinare ad altri territori, tra i più poveri d’Europa come quelli delle regioni del Mezzogiorno, è ovvio che resta poco.

    Seconda osservazione. In Politica – per me – non esiste alcuna “legge di natura”. Se così fosse, saremmo ancora alle comunità tribali di cavernicoli o alle monarchie assolute. Invece credo che il mondo si possa cambiare, altrimenti la Politica non ha alcun senso. Sarebbe triste se proprio chi proviene da una tradizione politica che ha fatto del cambiamento (anzi, addirittura della rivoluzione!) la sua ragion d’essere si arrendesse al “è così, è sempre stato così e sarà sempère così”. No, non sarà sempre così, per il semplice fatto che, politica o non politica, la realtà prima o poi presenta il conto: se continui ad ammazzare le potenzialità di sviluppo dei settori e delle aree del Paese che tirano la carretta, prima o poi è tutto il Paese ad affondare.

    Il PD della Lombardia, se non sbaglio, ha votato qualche anno fa una proposta di legge al Parlamento presentata da Formigoni per il federalismo fiscale in una versione molto ma molto più radicale di quella che è ora in fase di approvazione in parlamento da parte del governo Berlsusconi. Perché non va a riprendere quella proposta e agisce conseguentemente? Là dentro c’erano principii quasi “rivoluzionari” come quello, epr esempio, di ponderare i trasferimenti alle regioni “mno fortunate” sulla base dell’evasione fiscale stimata. Cioè: tu, regione “sfortuanta” avresti diritto a 100 di trasferimenti di solidarietà, ma siccome il tuo livello di evasione è più alto che nelkle regioni chiamate a versarti un contributo, avrai 80, perché il restante 20 te lo vai a pigliare tra i cittadini del tuo territorio che evadono.

    Se non sbaglio, ce n’era anche un altro – mutuato dalla Repubblica Federale Tedesca – secondo il quale l’ordine della classifica di risorse pubbliche pro capite deve restare invariato prima e dopo il processo di perequazione. Questo, secondo me, è un principio decisivo per non fare saltare l’unità del Paese, perché garantisce a quei territori capaci di creare maggiore ricchezza di disporre di livelli di servizi/prestazioni/investimenti comunque migliori di territori che per varie ragioni creano meno ricchezza, seppur in misura minore di quanto il gap di ricchezza determinerebbe perché giustamente ridotto mediate trasferimenti di solidarietà. Se, diversamente (come è ora), la Lombardia (o in Emilia,o in Veneto) continuasse a disporre di risorse pro capite più basse di regioni molto meno ricche faticando a garantire livelli decenti di servizi/prestazioni/investimenti ai suoi cittadini e alle sue imprese, prima o poi qualcuno si chiederà che cavolo di senso abbia rimanere nella Repubblica Italiana, tanto più se 50 anni di trasferimenti al Sud non sono serviti a niente, come le strade di Napoli, la sanità siciliana o le infrastrutture calabresi mi pare che mostrino inequivocabilmente. O no?

    daniele,milano

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