La potenza dell’ordinanza del Giudice del Lavoro di Brescia

Voglio qui commentare l’Ordinanza del giudice del Lavoro di Brescia sul caso dei 700 soli delle alpi della scuola di Adro.

Va letta ma la riassumo in modo scarno.

La CGIL ha agito motu proprio contro i responsabili dell’ambiente di lavoro non neutro, degradato dalla presenza dei simboli.

Il giudice ha dapprima demolito l’istanza di non ammissibilità del Sindaco del Comune di Adro in quanto non datore di lavoro ma solo proprietario dell’immobile; anche il tecnicismo (finto) della conciliazione (per allungare i tempi) è stato smontato dal giudice;anche il tecnicismo sul numero di lavoratori che attualmente subiscono questa situazione è smontato, per il fatto che vanno individuati i lavoratori come “concetto” ed anche i lavoratori futuri.

Il concetto di tutela dei lavoratori è anticipato e preventivo rispetto al realizzarsi della lesione al diritto soggettivo.

Poi il Comune di Adro viene individuato come soggetto attivo, citando propriamente prassi discriminatorie o addirittura molestie, che sarebbero potute avvenire anche in modo non intenzionale. Già tutto quanto elencato finora è esplosivo, perché consente di colpire, anche per similitudine, amplissime prassi di “appropriazione della società” da parte della Lega Nord, con i suoi simbolismi e le sue parole d’ordine.

Il dispositivo dell’ordinanza poi accerta che nemmeno il Sindaco di Adro ed i suoi avvocati hanno saputo documentare la natura di simbolo locale pretesa per il simbolo. Viene ufficialmente sancito che il sole delle Alpi non ha connotazione locale ad Adro, ma anzi solo partitica, e ciò anche usando le stesse fonti (peraltro discutibili) fornite dal Sindaco stesso.

Viene poi definita la comparazione del lavoratore “tipo” rispetto al lavoratore svantaggiato della scuola di Adro, che viene definita “saturata” ed “inquinata” dai simboli partitici. Questa condizione di svantaggio dei lavoratori è amplificata dal ruolo che ricoprono, di mediatori culturali verso menti in formazione, e dalla compromissione delle condizioni ideali per cui questo compito sia possibile. La presenza di minori ha quindi un carattere aggiuntivo (ma non, si badi, unico) nel determinare lo svantaggio dell’operatore scolastico rispetto alla condizione definita “standard” del suo normale lavoro.

Passa poi a sottolineare come la copertura con bollini del sole delle Alpi non possa considerarsi sufficiente in quanto già la copertura assume valenza simbolica contraria, mentre invece va ripristinato lo status quo di “situazione non inquinata“.

Importantissime poi le costrizioni a rimuovere i simboli a spese del Comune, a rifondere i danni e, ultima stangata, a pubblicare (a care spese) su 4 quotidiani un estratto significativo della Ordinanza che parimenti andrà messa in evidenza nella scuola per una intera settimana lavorativa per parzialmente riparare al danno fatto per la grande notorietà del caso.

Il testo integrale lo trovate qui.

Filippo Filippini – anche – per On the Nord.

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