Erano gli anni cinquanta

Possono avere tutti i diritti che vogliono, ma fino a quando sarò io ministro non avranno il diritto di voto.

Roberto Maroni, Lega Nord, Ministro dell’Interno, 13 novembre 2010. Riferendosi agli immigrati.

Erano gli anni ’50. Del 1700. E lo slogan era:

No taxation without representation.

Poi è scoppiata la rivoluzione. Per davvero.

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15 thoughts on “Erano gli anni cinquanta

  1. “No taxation without representation.”
    Ah, è vero: è il famoso slogan di una nazione dove gli stranieri non possono votare nelle elezioni politiche (cosa che accade in tutte le democrazie occidentali…), e, buffa cosa, non possono votare nemmeno gli abitanti della capitale (ci vorrebbe la stessa legge anche in italia…)!

    “Possono avere tutti i diritti che vogliono,” ah, ecco la cosa interessante.
    ad esempio il diritto di avere il permesso di soggiorno per l’anno 2010 nel 2009, invece che nel 2011. ad esempio che i propri figli abbiano le stesse agevolazioni a scuola degli autoctoni. ad esempio ottenere case popolari solo sulla base del reddito e non della provenienza. ad esempio la possibilità di aprire luoghi di culto propri. ad esempio aprire kebab, lavanderie o call center e poi si arrangia il mercato concorrenziale. ad esempio roba semplice, di tutti i giorni ad esempio…

    Talvolta mi domando perché certi esponenti del Pd si appiglino a cose che non esistono in nessuna parte del mondo civile, una spiegazione ce l’ho, ma è cattiva cattiva.

    P.S. i parrucconi amerikani erano sudditi britannici come quelli che stavano sull’isola, non stranieri. per questo ritenevano di avere il diritto di essere rappresentati. non confondiamo banane con patate.

  2. “Gli immigrati possono partecipare alle elezioni locali dopo solo sei mesi di
    residenza in Irlanda (dal 1963), dopo tre anni in Svezia (dal 1975 e anche
    per i referendum).
    A tale esempio si sono, gradatamente, uniformate la Danimarca nel 1981,
    l’Olanda nel 1983, la Norvegia nel 1993, la Finlandia nel 1995 e il
    Lussemburgo nel 2003. Nel 2004 il Belgio approva la disciplina che
    prevede il riconoscimento del diritto di voto amministrativo agli stranieri
    dopo cinque anni di residenza, subordinando ciò ad una dichiarazione di
    adesione ai principi della democrazia”.

    “Per una panoramica più esaustiva di legislazione comparata nella
    materia rileviamo che nuovi membri della Unione Europea come Estonia,
    Lituania, Cecoslovacchia, Slovenia e Ungheria, ammettono seppure con
    forme e in misure diverse, i cittadini extracomunitari al voto
    amministrativo”.

    Fonte: http://www.scribd.com/doc/12754743/i-comuni-ed-il-voto-agli-immigrati

    In Italia, invece, non esiste una disciplina chiara e uniforme.

    Probabilmente avrai letto, nel mio post, “diritto di voto alle elezioni politiche”. Cosa che non è scritta da nessuna parte.

    Preciso, giusto per completezza, che su questo blog si parla tutti i giorni di “roba semplice, di tutti i giorni”. Basta cliccare sulle “Categorie”, sulla colonnina di destra. Ti stupirai.

  3. Anzi, basta scorrere la home. Nell’ordine (al momento) ci sono:
    – Perché quelle proteste?
    – Il centro islamico non si può fare.
    – Daje all’albanese.
    Proprio le cose che scrivevi tu.

  4. no non l’ho letto. però ho letto “no taxation without representation” infatti l’ho messa nella prima riga.
    in italia ogni imposizione deve essere autorizzata da una legge. anche gli enti locali possono riscuotere tributi solo se autorizzati dalla legge e nei limiti fissati dalla legge. e le leggi le fa il Parlamento, o il Consiglio Regionale. e penso che funzioni così un po’ in tutti i paesi che hai citato.e pns

  5. anche perché, i parrucconi d’oltraoceano che volevano la representation votavano nelle elezioni locali: http://en.wikipedia.org/wiki/Colonial_assembly#The_Assembly
    ed il parruccone capo era stato addirittura eletto!
    “he held local office and was elected to the Virginia provincial legislature, the House of Burgesses, beginning in 1758”
    http://en.wikipedia.org/wiki/George_washington#Between_the_wars:_Mount_Vernon_.281759.E2.80.931774.29

    sii più chiaro, la prossima volta, o almeno evita di fare esempi storici fuorvianti!

    p.s. un consiglio: non ti scaldare tanto per il voto amministrativo agli immigrati, che poi quando scopri che votano a destra tanto quanto gli aborigeni padani, potresti risultarne irrimediabilmente sconvolto.

  6. Non ne rimarrei irrimediabilmente sconvolto, non preoccuparti. (Ho letto diverse volte questo: http://www.civati.it/mandiamoliacasa.pdf e ho anche scambiato quattro chiacchiere, ogni tanto, con qualche immigrato). Il fatto è che di solito sono perché i diritti di tutti vengano rispettati. Anche di chi vota a destra. E meno male che qualche tempo fa mi hai dato dello pseudo-nazista.

    I parrucconi votavano nelle assemblee locali. E chi doveva votarle, le assemblee locali, e farvi parte, dato che nelle colonie ci stavano i coloni?!

    Il parallelo “storico” era molto semplice: chi paga le tasse ha diritto ad essere rappresentato, in qualche modo. Fuorviantissimo.

    “in italia ogni imposizione deve essere autorizzata da una legge. anche gli enti locali possono riscuotere tributi solo se autorizzati dalla legge e nei limiti fissati dalla legge. e le leggi le fa il Parlamento, o il Consiglio Regionale. e penso che funzioni così un po’ in tutti i paesi che hai citato”. Pur non capendo bene che intendi dire, ti segnalo che in Italia la disciplina riguardante il voto amministrativo agli immigrati non è uniforme. Anzi, te lo avevo già segnalato.
    Nello stesso documento che ho linkato prima c’è scritto: “il Comune di Ancona ha approvato una modifica dello statuto per consentire il voto agli immigrati nei consigli di circoscrizione, e lo stesso è stato fatto da Forlì, Cesena e Mogliano Veneto. […] Anche il Consiglio comunale di Venezia ha deciso, a settembre dello scorso anno di modificare lo statuto per riconoscere il diritto di voto amministrativo, attivo e passivo, ai residenti stranieri.
    Ma il caso più noto è quello del comune di Genova il cui Consiglio Comunale il 27 Luglio 2004, ha deliberato a larga maggioranza una modifica dello statuto della città che include nell’elettorato attivo e passivo anche gli stranieri extracomunitari maggiorenni, legalmente residenti nel comune (in possesso di regolare permesso di soggiorno) da almeno due anni, relativamente all’elezione dei consiglieri comunali; in quanto per i consigli circoscrizionali si era provveduto precedentemente”.

    Beh, ecco. A me piacerebbe che in tutta Italia fosse così.

  7. Per una panoramica più esaustiva di legislazione comparata nella
    materia rileviamo che nuovi membri della Unione Europea come Estonia,
    Lituania, Cecoslovacchia, Slovenia e Ungheria, ammettono seppure con
    forme e in misure diverse, i cittadini extracomunitari al voto
    amministrativo”.

    Cecoslovacchia?
    Ma se non esiste più dal 1993.
    ASINO.

  8. Wow! Che notizia! E che complimenti! Grazie, non lo sapevo e stavo per prenotare le vacanze in Cecoslovacchia. Di un po’, sai se per caso com’è messa l’Unione Sovietica?
    E’ un copia e incolla preso da una tesi di laurea.

  9. le posizioni di tutti i cittadini, contribuenti ed in regola con i permessi di soggiorno possono, anzi devono, esser rappresentate.
    Maroni o ci è o ci fa.
    In ogni caso mi piacerebbe sapere perchè con così tanta foga, invece di dar contro alle motivazioni di chi scrive su questo blog, qualcuno mi spiegasse PERCHE’ loro non dovrebbero votare!?

  10. “Pur non capendo bene che intendi dire, ti segnalo che in Italia la disciplina riguardante il voto amministrativo agli immigrati non è uniforme”

    il voto per i consigli circoscrizionali non è un voto amministrativo, perché non sono organi amministrativi veri e propri, ma derivano la loro autonomia dai consigli comunali, i quali possono sempre e comunque annullare le decisioni dei consigli circoscrizionali (i quali non incassano tasse, ma le loro entrate vengono stabilite dai consigli comunali).

    a Genova il consiglio comunale ha modificato lo statuto, ma il governo gliel’ha annullato, perché è anticostituzionale: la legge elettorale comunale è di competenza del Parlamento, il quale ha stabilito che possono votare solo i cittadini residenti ed i comunitari residenti (TUEL2000 e legge 6/2/1996) . I comuni quali enti amministrativi (che non fanno le leggi, ma le applicano) devono adeguarsi. Funziona così.

    quello che voglio dire è che il tipo ed i livelli di tassazione vengono decisi per legge, dai consigli legislativi (parlamento+regioni), non da comuni o province. per cui anche se un immigrato è rappresentato negli enti amministrativi, i suoi rappresentanti amministrativi non possono decidere granché per quanto riguarda la tassazione. si evince quindi che si tratterebbe di una representation che non c’entra nulla con la taxation.

    insomma, se mi metti in mezzo representation e taxation insieme, è chiaro che intendi il voto politico e non quello amministrativo.

    p.s asino è chi ha scritto la tesi e soprattutto il prof. Bolzonella che gliel’ha corretta (o che, ancora peggio, lo ha nenache fatto: ci ha messo solo la firma)

  11. Valerio, probabilmente non ci siamo capiti dall’inizio. Per voto intendo il “diritto ad essere rappresentati”. La “taxation” è un motivo in più perché questo diritto debba essere rispettato. Come e dove, lo si deciderà. Partire dagli enti locali, con una disciplina che sia uniforme in tutta Italia, non sarebbe male.

    (Sulla tesi, sono garantista: dai, non se ne sarà accorto rileggendola, l’errore è troppo grosso :))

  12. E’ un copia e incolla preso da una tesi di laurea.

    1) È sconvolgente che in italia ci si possa laureare facendo errori del genere nella tesi
    2) Una tesi con una vaccata così grossa ha l’attendibilità di Novella 2000
    Citare una fonte così inattendibile è ridicolo.

  13. Mea culpa, ma sai, non sto scrivendo una tesi di laurea, ma semplicemente un post, su un blog che permette di commentare e rettificare. Permette addirittura di darmi dell’asino.

    Ora, però, vorrei capire se, al di là della “Cecoslovacchia”, ciò che ho scritto è sbagliato. Vorrei cioè capire se in nessun Paese (nessuna Democrazia) è previsto il diritto di voto agli immigrati (voto “locale”). Tutte le altre fonti che trovo sul web confermano che in diversi Paesi gli immigrati hanno diritto di voto “locale”.

  14. In Rep. Ceca se non sei un cittadino UE non hai alcun diritto di voto, neanche per le elezioni amministrative. Neanche se vivi da trentacinque anni nel paese.
    Anzi, se alla gente dici che vorresti votare essendo straniero si mettono a ridere.
    Non danno nemmeno la carta di identità agli stranieri, figurati il voto.
    Pensa che hanno avuto modo di lamentarsi quando votai, come era mio diritto in quanto cittadino europeo, per le elezioni del parlamento europeo.
    È solo in italia che si considera razzista non dare il diritto di voto a dei non cittadini dello stato. Nel resto del mondo è la normalità. Senza che nessuno si stracci le vesti e blateri di razzismo.

    Quello di dare il voto a persone che non sono cittadini non è la normalità, ma una storpiatura del diritto.
    La si può tollerare nel caso di elezioni locali, e per persone che hanno già vissuto per un certo periodo nel paese, perché è vista come tappa intermedia per la cittadinanza.
    Ma, a quel punto, la questione è semplice: vuoi votare? Diventa cittadino dello stato.
    Invece di aspettare 5 anni per avere il diritto di voto per le comunali aspetterai dieci anni e votarai per tutte le elezioni, Parlamento incluso.
    Sono quei cinque anni che ti danno fastidio?

    Il problema, che certe persone non capiscono perché non hanno mai messo il naso fuori dall’italia (e fanno quelli che la sanno lunga) è che in molti stati sarebbe pericolosissimo dare il diritto di voto a cittadini stranieri. Pensate alle zone di frontiera.
    Ci sono comuni della Rep. Ceca al confine con la Germania dove molti tedeschi hanno comprato la seconda casa perché costava meno. Basterebbe spostare la residenza nella casa in Rep. Ceca in massa per poter avere una forza elettorale tale da eleggere un sindaco pro-Germania, che magari chiede l’annessione del comune alla Germania.

    Vorrei cioè capire se in nessun Paese (nessuna Democrazia) è previsto il diritto di voto agli immigrati (voto “locale”).

    Dalla mappa che ha postato valerio sembra che la situazione sia addirittura opposta a quanto pensi tu.
    Perché la tesi (oddio, chiamiamolo insieme di parole che è meglio) parla di Irlanda, dei paesi fenno-scandinavi etc facendo credere che funzioni ovunque così.
    Però non riporta che molti altri paesi si comportano come l’italia, ossia non danno alcun diritto di voto ai cittadini non UE. E tra questi paesi ci sono paesi numericamente consistenti come Francia, Germania e Polonia.
    Allora, che facciamo? Attacchiamo il ministro degli interno tedesco?
    La Francia non è una democrazia? La Polonia nemmeno?

    Ragazzi, qui si vuole far passare il concetto che è normale concedere il diritto di voto agli stranieri, e che il non concederlo è da razzisti.
    In realtà la situazione è esattamente opposta. La cosa strana, l’eccezione, è concedere il diritto di voto a gente che non ha la cittadinanza.
    Chiaro?

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