Legati a un filo

Mi guardo attorno, balzano agli occhi subito due cose: quanti giovani e quanti immigrati. Giovanissimi direi, sedici diciassette anni, se fossi loro padre ne sarei orgoglioso. E immigrati, quegli stessi che andranno magari poi a portare aiuto in qualche abitazione leghista (lo scrivo senza polemica, semplice verità). Non posso dire quanti siamo, ma di sicuro centinaia di persone, disposte a mettere il proprio tempo a disposizione della collettività.

Direttamente dal Veneto alluvionato, il bellissimo racconto di Morgan Palmas, della sua esperienza dall’ultimo gradino in giù, si conclude così:

Mi sento di dire un’ultima cosa: voi che siete magari lontani dalla mia provincia, aiutateci in qualsiasi forma se potete. Ci sono centinaia e centinaia di famiglie sfollate, attività commerciali chiuse e senza speranze, dolore. I vicentini, come sempre, hanno reagito a testa bassa, rimboccandosi le maniche, pochi lamenti e azioni concrete, orgogliosi e convinti che ognuno è protagonista della sua fortuna o sfortuna. Ma la solidarietà vale più delle idee, un gesto genuino e di cuore viene prima dei giudizi o dei pregiudizi. E vedere ieri insieme immigrati e leghisti, giovani e anziani, *polentoni* e *terroni* ha rafforzato nuovamente in me una visione: quando la sofferenza si abbatte su una famiglia o su un popolo o su un territorio bisogna essere seri, siamo tutti legati a un filo, non capirlo è un’insana follia.

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