La Lega al collasso

Oggi Il Fatto Quotidiano dedica un articolo alle faide interne alla Lega Nord, partendo da alcuni episodi che raccontammo qui.

Il primo caso attorno al quale ruota la resa dei conti è quello di Terra Insubre, un’associazione culturale con sede a Biumo (Varese) fondata da Andrea Mascetti, che vede tra i suoi iscritti Giancarlo Giorgetti (segretario nazionale, in scadenza di mandato) e il ministro Roberto Maroni. L’associazione, oltre ad avere un logo “condiviso con le nuove estreme destre europee”, ha lo scopo di immaginare una nuova “terra promessa chiamata Insubria – concorrente della Padania – che comprenderebbe Lombardia occidentale, Piemonte orientale e la Svizzera Italiana”.

Oggi Reguzzoni (fedele di Bossi nda) intende scalzare Giorgetti appoggiato però da Roberto Maroni e dalla loro parte ci stanno anche il presidente della provincia di Varese Dario Galli e Attilio Fontana (sindaco di Varese nda). Il giro di boa come dicevamo sarà il congresso lombardo dell’anno prossimo: quattro anni fa fu bossi ad imporre nuovamente Giorgetti come segretario così oggi a Reguzzoni serve la benedizione del Capo. Come? Con la carta jolly: l’ingresso in politica di Roberto Libertà perché questa volta non sarebbe una passeggiata come avvenuto per Renzo. Per questo servono uomini giusti, affidabili e fedeli alla Padania non all’Insubria.

Il secondo epicentro del terremoto in casa Lega è situato tra Verona e Treviso, tra il sindaco Flavio Tosi e il sindaco Gian Paolo Gobbo. Anche qui si concretizzano espulsioni, cacciate e abbandoni:

Litigi leghisti sono scoppiati anche a Adria, dove il campogruppo in consiglio comunale Feliciano Napolitano ha lasciato il suo incarico come gesto polemico nei confronti del Carroccio. E a Bassano del Grappa dove l’assessore Maria Nives Stevan ha delle tensioni con la collega di partito Mara Bizzotto (sembra però che la prima sia già stata fatta fuori). E accade a Chioggia dove due correnti del Carroccio, guidata da Massimo Malaspina e dall’ex vicesindaco Sandro Todaro, si danno battaglia. “Un partito che ha il 35% dei consensi in Veneto non può essere gestito come una società segreta”, spiega Lovat.

Si tratta dello stesso Davide Lovat, del direttivo provinciale leghista di Vicenza che ha dichiarato, maliziosamente:

Vorrei sapere perché adesso dentro alla Lega tutti litigano, non c’è uno straccio di ragionamento politico, non c’è una contrapposizione sui programmi. E allora se non litigano per le idee, perché litigano?

Avete qualche suggerimento?

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