Neofascisti e neonazisti non sono tutti uguali

In Repubblica Ceca, quattro neonazisti sono stati condannati, tre di loro a 22 anni di reclusione, il quarto a 20.

Nei paesi occidentali, quando nell’anniversario della nascita di Adolf Hitler (come è accaduto nell’aprile 2009) dei neonazisti lanciano  in piena notte una molotov in una casa rom dandola alle fiamme, il reato è aggravato dalla matrice razzista (in ogni caso si tratta di un tentato omicidio) e punito con grande severità.

Vorrei solo segnalare che:

Il 1º luglio 2000, al termine di una fiaccolata antidroga del «Coordinamento Piemonte dei volontari verdi», Borghezio viene ritenuto responsabile insieme ad altri sette leghisti dell’incendio scoppiato presso i pagliericci di alcuni immigrati che dormivano sotto il ponte Principessa Clotilde a Torino. Per questo gesto verrà rinviato a giudizio e condannato in via definitiva dalla Cassazione nel luglio 2005 a due mesi e venti giorni di reclusione, commutati poi in una multa di 3.040 euro per concorso nel reato di danneggiamento seguito da incendio. Secondo quanto riferito dallo stesso Borghezio l’incendio sarebbe stato invece causato accidentalmente da una torcia caduta di mano ad un militante leghista durante la ronda.

Ma quelli erano neonazisti. Beh, Mario Borghezio, circa un anno fa, invitato dal movimento nizzardo identitario francese “Nissa Rebela”, suggeriva ad alcuni militanti:

Bisogna rientrare nelle amministrazioni dei piccoli comuni. Dovete insistere molto sull’aspetto regionalista del movimento. Ci sono delle buone maniere per non essere etichettati come fascisti nostalgici, ma come un nuovo movimento regionale, cattolico, eccetera, ma sotto sotto rimanere gli stessi.

Se andiamo ancora un po’ più indietro nel tempo, lo stesso Borghezio

L’11 luglio 1976 viene fermato dalle autorità a Ponte San Luigi, valico di confine nei pressi di Ventimiglia, e trovato in possesso di una cartolina firmata “Ordine Nuovo” ed indirizzata “al bastardo Luciano Violante” (magistrato allora impegnato in inchieste contro l’eversione di matrice neofascista). Il testo del messaggio, accompagnato da alcune svastiche e da un “Viva Hitler”, era il seguente: “1, 10, 100, 1000 Occorsio”. Vittorio Occorsio, anch’egli giudice protagonista della lotta contro il terrorismo nero, era stato ucciso appena due giorni prima in un agguato.

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