Tedesco, italiano o entrambe?

In Alto Adige è al vaglio una proposta di legge sull’immigrazione. I punti che la qualificano sono:

  • obbligo di imparare l’italiano o il tedesco entro tre anni per ottenere il permesso di soggiorno;
  • regole più severe per il ricongiungimento familiare, permesso soltanto se l’arrivo in Italia dei parenti non comporta il sovraffollamento dell’alloggio, né una riduzione del reddito al di sotto del minimo vtale;
  • valutazione delle competenze linguistiche per gli stranieri che frequentano le scuole pubbliche, in modo che se non sono sufficienti, debbano frequentare un corso di lingua.

«L’italiano o il tedesco, nel caso il governo ci dia il via libera». La questione è contorta. Perché il tedesco, oltre l’italiano? Il tedesco vale più della lingua degli immigrati, in Italia? Bisogna “conoscere la terra che li ospita, la lingua, le usanze e le norme di vita che la caratterizzano”. E quali sarebbero? Tedesche, italiane, o entrambe?Un problema piuttosto complicato: se la risposta è “entrambe”, se una non esclude l’altra, perché non dovrebbe esserci posto per una terza? O forse si tratta di due lingue che raccontano un’unica “terra, usanze e norme di vita”? Tra le Dolomiti devono essersi aperte delle voragini che conducono alla notte dei tempi, agli idiomi e ai sentimenti nazionali.

Il punto peggiore, però, è quello riguardante il ricongiungimento famigliare. Parlare di diritti è tabù, nell’Italia versione 2010, e così si può negare il diritto al ricongiungimento familiare per via di motivi economici, per il sovraffollamento dell’alloggio.

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5 thoughts on “Tedesco, italiano o entrambe?

  1. Imparassero l’italiano e, massimo massimo l’inglese, che alla fine usi anche con i tedeschi, perché mi sembra che fino a prova contraria l’Alto Adige sia ancora in Italia.

    Firmato, un trentino 🙂

  2. “Perché il tedesco, oltre l’italiano?”
    Ma che cazzo di domande sono queste? Anzi, ma cos’è questo? Un sito di forza nuova o di quegli altri dementi nazionalisti?
    Ma qualcuno qua studia la geografia o la storia?
    La lingua del Sud Tirolo è il tedesco, l’italiano è stato forzato solo dopo l’annessione (avvenuta contro la volontà dei residenti con la SOLA motivazione di ottenere un vantaggio militare). Fortunatamente dopo la seconda guerra mondiale (guerra in cui l’italia è entrata su volontà di Mussolini quello che obbligava tirolesi, sloveni e valdostani a parlare italiano pena manganellate in varie parti del corpo, bimbi compresi naturalmente) qualcuno si è accorto che le persone valgono più degli stati, e che quindi è lo stato che deve adeguarsi alla lingua dei cittadini e non viceversa (anche se la dire il vero l’Italia ci ha messo un bel po’ di carabinieri morti per capirlo).

    Ma poi vi pare davvero così strano che una democrazia possa parlare più lingue, ognuna che riceve dignità non per legge ma solo perché usata?
    Svizzera, Spagna, Canada, Finlandia, Belgio, Irlanda, Unione Europea, dove sono, su un altro pianeta, in un universo parallelo?
    Probabilmente sì.

    • Per piacere, modera i termini.

      Come per il commento che hai lasciato all’altro post, ti segnalo che siamo ancora d’accordo. Forse mi esprimo male, ma scrivendo “se la risposta è “entrambe”, se una non esclude l’altra, perché non dovrebbe esserci posto per una terza? O forse si tratta di due lingue che raccontano un’unica “terra, usanze e norme di vita”?” scrivevo proprio che le persone vengono prima degli Stati – come dici tu -, che non ci trovo nulla di strano che si parlino due lingue. Ora, chi ha vissuto quest’esperienza “contaminante” (nel senso buono, quale Forza Nuova, da queste parti?!) nega un’ulteriore contaminazione imponendo a chi parla una lingua diversa (l’arabo, il rumeno?) di imparare le lingue “autoctone”.

      “l’italiano è stato forzato”
      Esatto! Ma ora impongono di sapere l’italiano o il tedesco: ciò vuol dire che l’italiano ora fa parte della loro “cultura”. Il paradosso è che ora impongo, nuovamente, a chi parla una lingua diversa, di imparare la/le lingua/e “nazionali”.

      E’ chiaro, così?

      Saluti.

  3. ciao.
    scusa per il linguaggio di ieri, ma quando una giornata fa schifo, tutto va di conseguenza… censura pure eccessi linguistici.
    sicuramente ORA ti sei espresso meglio, ma non posso dirmi d’accordo col tuo approccio.

    sì, siamo d’accordo che è vessatorio obbligare qualcuno ad imparare la lingua (sebbene ci sia solo da guadagnare a farlo: chi può permettersi di assumere e mantenere un lavoratore che non sa e non impara la lingua locale? è lecito dare licenze commerciali o artigianali a chi non riesce a capire leggi e regolamenti? come può una donna emanciparsi dal marito, se non sa la lingua di chi vive fuori dalle mura domestiche?) e che la diversità di lingua e cultura ci arricchisce.

    E’ sul tutto il resto che non siamo d’accordo, ma per niente…
    “Il tedesco vale più della lingua degli immigrati, in Italia?” la tua risposta sarebbe no, secondo me sì. Almeno in sued tirol, dove il tedesco è la lingua degli autoctoni, e per questo vale di più di quella dei nuovi arrivati, siano essi italiofoni o stranieri.
    l’imposizione dell’italiano ai tirolesi e quella del tedesco agli immigrati sono due cose completamente diverse: l’italiano fu imposto da un governo coloniale lontano, che puniva chi parlava tedesco in pubblico; adesso invece nessuno punisce chi parla la propria lingua, e la lingua che vuol essere imposta è semplicemente quella che viene parlata comunemente in quei luoghi, non quella di istituzioni lontane.

    “Bisogna “conoscere la terra che li ospita, la lingua, le usanze e le norme di vita che la caratterizzano”. E quali sarebbero? Tedesche, italiane, o entrambe?”
    Entrambe, ma di sicuro non romene, albanesi o senegalesi, in questo momento: in futuro forse non sarà più così. Mi sembra fondamentale che chi immigra impari le usanze e le norme dei luoghi in cui si trasferisce (pur non dovendo rinunciare alle proprie). In fin dei conti è ciò che rende queste terre attrattive per l’immigrazione!

    Concludendo il tuo approccio mi sembre essere cquesto: è inacettabile che l’immigrato sia costretto ad imparare le lingue autoctone e le usanze locali perché così perde la sua lingua e le sue tradizioni.
    Secondo me invece l’immigrato può continuare a seguire le sue tradizioni e usare la sua lingua, così come può imparare le lingue autoctone (in questo caso italiano e tedesco).
    Se fra cinquant’anni la cultura e la lingua senegalese continuerà ad essere viva e si imporrà per questo come lingua comune delle Dolomiti, allora la si insegnerà a scuola e la si imporrà ai nuovi immigrati. Sennò, con le generazioni, questa cultura semplicemente verrà assimilata (la cultura, mica le persone)… e i figli dei figli dei senegalesi parleranno tedesco e scaleranno le montagne cantando lo jodel…

    • Ciao, col post non intendevo dare risposte a problemi complicatissimi come quello di cui stiamo discutendo. Di risposte, infatti, non ce ne sono.
      L’intento del post era mettere in evidenza che oltre le leggi e i regolamenti esistono processi profondi che è difficile analizzare e codificare, appunto.

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