Barcellona gay-friendly

A partire dagli anni novanta Barcellona si è guadagnata la fama di città accogliente e rispettosa delle diversità e delle minoranze culturali e sociali. La legge spagnola che nel 2005 ha introdotto la possibilità di matrimoni tra persone dello stesso sesso ha favorito l’arrivo di gay e lesbiche in tutto il paese, in particolar modo nel capoluogo catalano. Il titolo di città gay per eccellenza, che negli anni sessanta apparteneva a San Francisco e degli negli  ottanta fu concesso ad Amsterdam, ora è conteso tra quest’ultima, Barcellona e Rio di Janeiro, tra altre.

Oltre ai 150.000 omosessuali che vivono a Barcellona, la città riceve ogni anno circa 200.000 turisti appartenenti alla comunità gay, pari al 6% del totale dei visitatori. Secondo l’Istituto Nazionale di Statistica Spagnolo il turista omosessuale spende in media il 60% in più del turista eterosessuale (130€ al giorno vs. 80€). Barcellona ha saputo sfruttare questa crescente richiesta di servizi specializzati e convertirla in un importante business intorno al quale si sono sviluppate già 70 aziende e un indotto di oltre 1.000 persone.

Tra le tante possibilità che offre la città in materia di turismo gay ci sono gli alberghi gay-friendly e quelli loro gay-only, una scuola di lingue per omosessuali, locali alla moda nel ‘gayxample’ – il quartiere Eixample è ormai il luogo per eccellenza della movida gay- mostre, sfilate, spettacoli, oltre ad un importante  spazio, il  ‘Pink Corner’, presso il Salone Internazionale del Turismo di Catalogna dedicato esclusivamente a questa tipologia di turismo. E ancora il Festival Internazionale del Cinema Gay e Lesbico di Barcellona, o l’Eurogames – competizione sportiva tenuta nel 2008 e che coinvolse 35.000 persone appartenenti alla comunità LGBT arrivate da tutto il mondo.

Il successo di queste iniziative è dovuto, almeno  in parte, alla sensibilità dimostrata da parte del governo della città . Le politiche rivolte ad accogliere e ‘normalizzare’ la realtà omosessuale e transessuale tra i cittadini catalani si riassume nel Piano comunale per lesbiche, gay, transessuali e bisessuali (LGBT) 2010 – 2015. Si tratta di uno strumento trasversale, simile a quello elaborato dalla città di Torino, che gira intorno a tre grandi obiettivi: il primo è incentivare le aziende a contrattare persone transessuali; il secondo quello di includere il tema della omosessualità e transessualità nei percorsi formativi delle scuole medie ed elementari; e il terzo la creazione di una Commissione de controllo che assicuri il rispetto e la correttezza nel trattamento da parte dei media della realtà omosessuale.

Purtroppo non sono tutte rose e fiori. Il dibattito intorno alla questione omosessuale è ancora in corso e le critiche alle posizioni del governo di Barcellona arrivano da vari fronti. Da una parte ci sono le associazioni dei cittadini che temono che l’adesione del Comune alla comunità LGBT possa avere delle ripercussioni lobbistiche con una conseguente influenza sulle politiche future. Dall’altra parte ci sono i partiti più conservatori e una parte della chiesa che vedono confermarsi le proprie paure e considerano queste mosse troppo radicali e lontane dai principi tradizionali della Spagna cattolica. Infine ci sono coloro che si oppongono a tutto ciò perché ritengono che sia una sorta di “ghettizzazione” e che vorrebbero che la comunità gay fosse trattata senza sorta di discriminazione, tra di loro ci sono anche persone omosessuali.

Le critiche però fanno parte della vita democratica di un paese, fanno discutere su temi che non tanto tempo fa erano grandi tabù nelle nostre società. Sono una prova della mobilità sociale e culturale che,  nonostante la crisi economica che soffoca il paese, continua a porre la società catalana – e spagnola – tra le più combattive e propositive sul fronte dei diritti civili.

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